XIII

By Francesco Bolognetti

Casa, di cortesia verace nido,

o di prudentia e di dottrina albergo,

e d'ogni altra virtù ricetto fido,

mentre con l'ali de la mente io m'ergo

al vostro alto valor, qual' è più saggio

veggio venirvi a questa età da tergo,

e voi nel corso haver sì gran vantaggio

che a la perfettion già sète appresso,

restando a gli altri anchor lungo il viaggio.

Quanto esser può di bene a l'huom concesso

o di fortuna o d'animo, in voi, come

eletto vaso a ciò, da Dio fu messo.

E di quel buon roman ch'acquistò il nome

da l'attico terren, l'alma in voi vive

mutata sol de le corporee some.

E di quelle virtù sì rare e dive

onde a lui danno far non può, né scorno,

tempo, né morte, poi che eterno vive,

non men di lui vi dimostrate adorno,

né men che a lui nel vostro grembo pieno

la Copia sparge a larghe mani il corno.

Gran tempo quel dal suo natio terreno

visse lontan, che in Roma a la ragione

vid'esser posto da la forza il freno.

Ma pria fanciullo essendo, ardente sprone

che a gli studi infiammollo, e spinse alhora,

del suo lasciar la patria fu cagione.

Queste due cose, o Casa illustre, anchora

han fatto sì, che voi già son molt'anni,

del paese natio vivete fuora.

E come egli a i bisogni, a i gravi affanni

de gli amici sovenne, e con molt'oro

di molti ristorò gli essigli, e i danni,

così voi foste, e sète ogni hor ristoro

hor d'uno, hor d'altro cittadino afflitto,

già speso in questo havendo ampio thesoro.

Ma in voce a voi via più che a quello, e in scritto

diede al nascer vigor quel Dio tre volte

grande, per cui si vanta anchor l'Egitto.

In somma, o buono, o saggio Casa, molte

doti e virtù dal ciel date a quel furo,

ma più ne veggio in voi chiuse e raccolte.

E fate sì, che il secol nostro oscuro

chiaro per voi risplende, e da la frode

e da l'invidia altrui gite sicuro.

E quella ambition, che punge e rode

gli humani cori, e i più feroci doma,

e che sol di martir s'appaga e gode,

fuggite voi, mentre lontan da Roma

con riposo vi state e con quiete,

cinto di lauro e d'hedera la chioma.

De l'invidia ogni laccio e tesa rete

sciolto sprezzando ogni hor gite per questo

secreto bosco, e per quest'ombre liete.

Fin qui d'udir con dolce canto mesto

parmi l'afflitta Progne e Philomena

farvi aperto il lor caso e manifesto.

Ma se tutto il piacer di tanto amena

contrada dir volessi, anchor potrei

dirvi ogni doglia di cui Roma è piena.

Cangiar l'usato stile homai tu dèi,

Roma, chiamando il buon da te lontano,

poi che del mondo il vero capo sei.

Tosto verrà chi con severa mano

la tua licentia affreni, e qual monarca

santo le porte homai chiuda di Giano.

Lunge non è chi l'agitata barca

di Pietro in porto guide, e fine a i giorni

atri darà la vigilante Parca.

Tosto fia il dì, che da le ville torni

Attilio, e Curio, e Scipio e Cincinnato,

e che in Roma tra i padri ogni un soggiorni;

onde, come ho previsto e desiato

già son molt'anni, voi sarete tosto

d'altro diadema e d'altro manto ornato,

e il sommo Padre havremo a far disposto,

alzando la virtù, bassando il vitio,

che il merto ad ogni cosa sia preposto.

Non più Laberio in alto, non più Apitio,

non Sarmento vedrassi, ma tra i primi

fia riposto Caton, Bruto e Fabritio.

O sozza età presente, che men stimi

philosophi, e theologi e poeti

che assentatori e parasiti e mimi.

Meraviglia non è s'hora sol mieti

lappole e felci, e che non sia feconda

la terra più de i frutti consueti.

Né questo in Roma sol, ma su la sponda

boreal d'Appenin, qui dove i grassi

campi scorrendo il nostro Rheno inonda,

l'istesso anchora, e molto peggio, fassi,

tal che veggiamo andar vili e negletti

gli Hortensii e i Varri e i Ciceroni e i Crassi,

e in vece lor tra i padri esser' eletti

Struma, Cethego e Catilina e Sura:

ahi, morte, homai che più tardando aspetti?

Già per la sua pur dianzi dittatura,

Dio sa con quanta indignità passata,

Vatinio il falso vanamente giura.

Pensar dunque si può se consolata

la mente habbiam di sì gentil trastullo,

cose da far che in una sol giornata

più volte di dolor muoia Catullo.