XIII
A·mme soletto il mio danno rinprovero
che son chagion di mia aspra rovina:
gl'amici ò persi, e nulla medicina
valm'a·ffar ch'i' non resti infermo e povero.
Dolori ò infiniti e sanza novero,
puto a·cchi già da·ssera e da mattina
se mi proferse, et hor pur non m'inchina:
addunque, certo, ò perso ogni richovero.
Non si vuol porre in alchuno speranza:
tenpo tu già ch'i' ero 'l buono e 'l bello,
or pel chontrario rusticho e dolente.
Chosì mena Fortuna la mia danza;
però si vuole aver testa e cervello
e giò' cho' tuoi, e riman' pazïente.
Ghotta, fiancho, né dente,
non dan dolore o tenghon l'uom sì lasso
quanto provar gl'amici send'al basso.