XIII

By Giovan Matteo di Meglio

A·mme soletto il mio danno rinprovero

che son chagion di mia aspra rovina:

gl'amici ò persi, e nulla medicina

valm'a·ffar ch'i' non resti infermo e povero.

Dolori ò infiniti e sanza novero,

puto a·cchi già da·ssera e da mattina

se mi proferse, et hor pur non m'inchina:

addunque, certo, ò perso ogni richovero.

Non si vuol porre in alchuno speranza:

tenpo tu già ch'i' ero 'l buono e 'l bello,

or pel chontrario rusticho e dolente.

Chosì mena Fortuna la mia danza;

però si vuole aver testa e cervello

e giò' cho' tuoi, e riman' pazïente.

Ghotta, fiancho, né dente,

non dan dolore o tenghon l'uom sì lasso

quanto provar gl'amici send'al basso.