XIII

By Giusto de' Conti

Luce dal ciel novellamente scesa

Per far con tua presenza sacra et pura

Più degna in noi Natura,

Et aggrandire il basso stato umano,

Apena che la lingua s'assicura

A dir del ben, donde ho la mente accesa

Pensando alla mia impresa

Dignissima di stile alto et sovrano:

Ma prego Amor, ch'ogni mia sorte ha in mano

Che l' opra virtuosa franchi et spire,

Facendo alle mie stanche rime scorta;

Et scusi il troppo ardire

Del gran piacer, che a scriver mi conforta.

Poi che compiutamente ogni belleza

Per vera elezione Amore et Dio

Poser nel volto, ch'io

Come idolo scolpito in terra adoro,

E il mio sperar che fu di tanta alteza,

Che già con tal vagheza

Mi mosse a contemplar l'alto lavoro;

Non so se per riposo o per ristoro

Di mie fortune et dei passati affanni,

Ciò provedesse il mio Signor fallace,

Per darmi al fin degli anni

Alcun breve conforto o qualche pace.

Se il piacer amoroso ond'io m'accendo,

Mentre che in te son tutto attento e fiso

Per iscolpire il viso

Che fa alla nostra età cotanto onore,

Non mi tenesse allor da me diviso

Finché la forma tua vera comprendo

Et gli secreti intendo,

L'anime spente accenderei d'amore,

Ma se lo innamorato acceso core

La gran dolceza in voce poi sciogliesse,

Come confusa in lui l'ascondo et celo,

Io temo non (ne) avesse,

Di sì supreme laudi invidia il Cielo.

Quel vago riso et l'atto signorile,

L'angeliche maniere elette et care,

E il bel dolce parlare,

Che per virtù materna in te succede,

L'aspetto che nel mondo non ha pare

Son le faville e il bel laccio gentile,

Che in angoscioso stile,

Mia vita ardendo strugge, et la mia fede

Misero me, serà sempre mercede

Nimica pur così di leggiadria,

Come bellezza di pietà rubella?

Che in costei non fia,

Triomfarà sopr'ogni donna bella.

Chi poria mai la dote et la virtute,

Et l'alte tue eccellenze al mondo sole

Con mortali parole

Cantare apieno, come io dentro 'l sento?

Quale intelletto è, che tanto alto vole,

Che spieghi cose mai più non vedute;

Ove son stanche et mute

Et penne et rime, et ciascun nostro accento?

L'andar celeste, e il divin portamento

Che fan del Paradiso prova in terra,

Qual lingua o quale stile è che el descriva?

Che, se 'l parer non erra

Tua forma è umana, ma l'esentia è diva.

Hor va Canzon leggiadra

Davanti a quella oriental Fenice

Che fa di sé la nostra età felice,

Cotanta gratia da' begli occhi piove:

Et narra, se fra noi valor fu mai,

Che in lei non si ritrove

Raccolto tutto et più compiuto assai.