XIII

By Iacopo d'Albizzotto Guidi

Molto parebe a me aver fallato

se i' non seguitasse in questo dire

e racontarti quel ch'i' ho lasciato;

e per dir tutto non vo' qui finire,

ma vôti racontar quant'uficiali

mantengon questa terra, a non fallire,

che a Rïalto stanno questi tali

che hanno ufici di più condizioni,

e conterotti in questo e principali.

Èvi un uficio che tien le ragioni

ché niun non contrafaccia a le lor parti

di quel che 'l Comun fa terminazioni;

questi provegono anche a tutte l'arti,

ché niun non faccia falsità alcune

e fanno e cittadin' co·le lor carti.

Provegon questi al ben del Comune

e sono eletti a questo provedere

e son tre gentiluomini e non piùne.

Un altro uficio v'è di più sapere,

che dDieci Ufici si vien nominato,

che tutte le ragioni hanno a vedere.

Chi e suo dazi non ha ben pagato

d'ogni ragione alla mesetteria,

e que' che truovan che abi fallato,

e sia chi voglia e di che stato e' sia,

subitamente, sanza dimorare,

convien che paghi sanz'altra risia,

ch'oltre a questo lo fanno pagare

el quarto più che per pena li tocca,

e pure un giorno nol fanno aspettare.

A questo uficio niun non metta bocca

che gli abia grazia alcuna di tal pena,

perch'a questi signor' tal pena tocca.

E po' più oltre questa via ti mena

ov'è delle caguide un altro uficio,

che han gran libertà e possa e lena,

ché, per fare al Comun tal benificio

di chi non paga le suo imposizioni,

no·gli farano fare altro servicio

se non che sùbito le suo posisioni

e' fanno vendere al piublico incanto

e pagheno al Comun quelle fazioni

con quella pena che di sopra i' canto

del quarto più, ché scusarli non vale,

e farà assai chi non paga altretanto.

E anche v'è gli uficiali del sale

che si vende al Comun, secondo usanza,

e fanno creditor questo cotale

ne' libri del Comun della montanza

di questo sale, ma non è el pagamento

così ad esso, ma sta in isperanza;

e a questo convien stare contento

'nsin che lli tocca d'esso la ventura

che quel si venda sanza fare stento.

A questo tempo ciascun metta cura,

perché 'l Comun non paga ma' nessuno,

se non del tratto d'esso a dirittura.

Non vo' tu creda che vi sia pur uno

ch'abia condotto sale a questo patto,

perché d'altra intenzion no·v'è veruno.

I' non vo' più istare in questo fatto,

ma per dir altro mia voglia aparecchia

e converami in ciò mutar contratto.

L'uficio v'è della giustizia vecchia,

che tien ragione di tutti e mestieri,

e ' lavoranti in lor molto si specchia.

Un altro uficio v'è de' taverneri,

che vendon vino a spin di più ragioni,

dove cciascun va ' ber volentieri.

E vo' che sappi le lor condizioni:

di questo n'ha 'l Comun sì grande entrata

che tti parebe stranio tal' fazioni.

Non posson vender vin' da gran derrata,

ma tutti vendon vin' di gran bontà,

acciò che 'l dazio abia più entrata;

di ciò che vendon pagan la mità

di dazio tutti alla Signoria.

È ' vin' che vendon di tal qualità:

trebiani e vin' di Marca e malvagìa

e simil' vini che son di gran pregio

che vien di Candia e chi di Romania.

Un altro uficio v'è ch'è più egregio,

el qual si chiama li strasordinari;

e son tre uficiali a tal collegio.

Costoro scuoton tutti que' danari

che vengono alle navi de' lor noli

e alle galie, perché sia di pari.

Non vo' tu creda la mente mi voli

che questi ch'i' ti dico non sian tali

che non faccin dovere, e non son soli.

Tutti que' c'hanno parte sono uguali

de' lor carati in nave o in galia

per le ragioni di questi uficiali.

I' vo' mutare altra fantasia

a dirti cose di magior' sembianti

donde si leva molta ricadia.

A tutti e cambiatori e mercatanti

è un uficio fatto a consolare

chi fa mercati a tempo e chi a contanti,

e altre cose di magiore affare,

come chi vende alcuna mercantìa,

che tal mercato non vuole osservare.

Du' altri ufici v'è di men risia,

e quai si chiaman ragion' vecchie e nuove

a veder ragion' della Signoria;

son questi cittadin' di maggior' pruove,

perché bisogna avere buona testa

n veder le ragioni di qui e altrove.

Un altro uficio v'è a man sinestra

che camarlinghi son per lo Comune,

che scuotono e danar', che niun ne resta

in man de li uficial' per cose alcune,

ché tutti quelli portano ogni mese

e non gli può tenere un giorno piùne.

Questi ricevon, sanz'altre contese,

e po' di questi fanno e pagamenti,

secondo che bisogna per le spese

alla Signoria, per soldati e genti,

come vien detto lor pel consigliere,

perché bisogna ciaschedun contenti.

Un altro uficio a dirti fa mestiere,

el qual si chiama e Cinque della Pace,

dove vien genti di stranie maniere.

S'alcune offese per nessun si face

di pugni o di parole o ferigioni,

quivi convien con danar' sodisfaccia

a pagar quelle tal' condanagioni,

se non rimane in bando della terra,

e nullo paga chi lli fa offensioni.

E anche li vien fatto magior guerra

a chi è condanato dieci lire

da indi in su, se 'l mio dire non erra.

S'alcun questo cotal fêsse morire,

per alcun modo non sarà offeso

e per Vinegia può gire e venire.

E se per tal micidio e' fusse preso

e fosse condanato a esser morto,

per l'uficio de' Cinque vien diffeso,

che no·gli lascerano far tal torto,

perch'abia morto quel tal bandegiato

acciò che ciaschedun pigli conforto

di pagar tosto quel ch'è condanato,

sol per uscire di tal contumace,

se non vuol esser d'altrui maltrattato.

Un altro uficio v'è ch'è più verace,

el qual si chiama e Cavi de' Sestieri,

che tutti e mafattori a questo spiace.

Comunemente tutti e forestieri

che in Vinegia non tien buona vita

questi gastigan molto volentieri;

e per tener la terra ben pulita

fanno aconciare tutti e pozi e ' ponti

delle contrade, acciò che stia fornita.

E altre cose non è ben ch'i' conti,

perché a dirlo no·mi pare onesto

e di parlar la mia voglia non monti.

Un altro uficio v'è apresso di questo,

el qual si chiama uficio de Levanti,

che di suo ordini sta molto desto:

questo provede a' patron' tutti quanti

che menan navi di ciascun convento,

s'hanno armadure o uomini tanti

quanto bisogna per ordinamento

che ha fatto el Comun per suo statuti,

acciò che vadin con provedimento.

Se alcun truovan ch'a questo rifiuti

e che tal' ordin' non voglia osservare,

dalle man' di costor convien s'aiuti.

Costor sì ll'hanno presto a condanare,

secondo che comanda la lor parte,

e niuna grazia no·lli posson fare.

E altre cose ch'è in queste carte

non ti potre' contar ciascuna cosa,

perché della memoria non ho l'arte.

E po' più oltre quivi si riposa

quegli uficiali della beccheria,

che di beccari è molta copïosa.

Tutte le carni che vien d'ogni via

dentro in Vinegia che sia da tagliare

convien che quivi pesate si sia;

el dazio che di quelle egli ha a pagare

d'ogni ragione è se' danar' per lira

di carne, e questo no·lli può mancare.

A dirti quel che val mia voglia tira,

acciò che vegge la gran quantità

di carne che in Vinegia ogni anno gira:

val questo dazio a questa città

anno per anno più che centomiglia

lire de piccioli, in buona verità.

E non ti far di ciò gran maraviglia,

di quel ch'i' dico, stu va ben cercando,

ché molti son che 'n questo s'asotiglia

di metter molte carni in contrabando,

che sono e gentili uom' ch'è in su' mercati,

che molte carni vano comperando,

le qual' tutte in Vinegia hanno portati

nelle lor barche, sanza far bulletta,

ché dalle guardie ma' non son cercati,

ch'a questo dazio un gran danno getta,

ed è sì grande ch'i' nol so stimare

di queste carni che costor ci metta.

I' no·vo' in questo uficio più istare,

ma vôti racontare un altro ufizio

che Piuvichi si chiama, a non fallare.

Di questi ti dirò loro asercizio

e quel che fanno questi uficïali,

che alla terra torna benifizio.

Questi son fatti sopra de' canali

di farli ben cavar quand'e' bisogna

e d'altre cose sì son principali.

Non vo' tu creda ched e' sia vergogna

esser di quest'uficio a tal fazione,

ché, se ciò credi, la tuo mente sogna.

Costor son giudici a tener ragione

d'ogni quistione insino a venti lire

e han di ciò gran provedigione.

D'altre faccende c'hanno non vo' dire,

ma gli han da quest'uficio gran profitto

e ma' alcun danno lor non può seguire.

I' non t'ho la metà ancora scritto

di quel c'hanno che far questi signori,

ma i' non vo' più stare in questo ditto.

Un altro uficio v'è d'altri lavori,

lo qual si chiama la Foglia dell'oro,

ove son quantità di battitori,

che batte argento, presente costoro,

da far la foglia per l'oro filato,

ch'altrove non si fa questo lavoro.

Apresso questo, dal sinestro lato,

èvi un uficio che si chiama la Tocca,

là dove tutto l'òr viene afinato

che va alla zecca; e a quest'uficio tocca

di proveder es'egli è tanto fine

e stassi a quel che dicon co·lor bocca.

E non trapassera' queste confine

che trovera' dove si vende el sale

per lo Comune a tutte le vicine

di tutta questa terra; e tanto vale

a questa Signoria questa novella

che, s'i' tel dico, no·l'aver per male.

È un'entrata, questa, tanto bella

che chi no·llo provasse quest'entrata

non può stimar quant'è questa gabella.

I' vo' contarti d'un'altra brigata

ch'è in Rïalto fatta pe' cattivi,

che Sopraconsol' da tutti è chiamata.

Costor provegon sopra e fugitivi

che scampan di Vinegia a non pagare

a li lor creditor' per farli privi

di quel ch'a più persone egli hanno a dare;

e quest'uficio prové a' lor beni

di ritrovarli per farli acordare.

E oltre a questo, convien ch'i' ti meni

a un uficio fatto per terrieri,

che fan sentir le borse e le lor reni

a' cittadini e anche a' forestieri

per far danari per diversi modi:

e vien chiamato questo e Tesorieri.

Quel che si paga a questi vo' che odi:

costoro scuoton molti dazi posti

e non voglion che quelli niün frodi;

a tutti gli uficiali vuol che costi,

a chi el terzo e a tale e duo quinti

di suo providigioni in piano e 'n costi.

È altri dazi ch'i' non t'ho distinti

di chi ha case che ne scuote fitto:

si paga el terzo, e tutti son dipinti

intro lor libri, e ciascheduno scritto

la tassa del bocatico ha pagare,

secondo che gli è posto per lor ditto.

È altre cose ch'i' non so contare,

ché lungo mi sarebe a dirlo tutto,

sicché per ora vo' lasciare stare.

Da quest'uficio ha 'l Comun tal frutto

che, s'i' 'l dicessi, ti parria gran fatto

e forse me terresti men ch'un putto;

e anche a dirlo i' no·ne son atto,

ma egli è sì grande el numer de' ducati

che si farebe con essi ogni patto.

Costor con questi hanno comperati

danar' d'imprestidi da più persone

per lo Comune, e quelli hanno scontati;

e tanto han migliorato condizione

la Signoria co' suo cittadini

del debito ch'avea per le fazione.

Or mi convien mutare altri confini,

e vôti dir di cose più fortissime,

ove ti conterò altri latini.

Sonvi e signor' delle ragion' novissime,

li qual' provegono a tutte ragioni

di più rettor' di lor terre bellissime.

Se per coloro o per loro cagioni

el Comun fosse offeso in alcun atto

di sue entrate o di condanagioni,

da quest'uficio egli ha questo patto:

che rende el capitale e più la pena

e ha di grazia, se non è disfatto.

I' non potre' avere tanta lena

a volerti contar ciascun ufizio,

e per dirti altro la voglia mi mena,

e voglio in ciò pigliare più asercizio.