XIII
Io non so chi si sia quel dicitore
del qual ier sera tre sonetti vidi,
ma se del mie qui giudico ti fidi,
affermo mai non sentissi il migliore.
Né non so chi si sia quel sonatore,
né donde tratti gli hai né chi gli guidi,
se non è il ciel solcando i nostri lidi,
sol per dolcezza del tuo grande ardore.
S'egli è così, ché così fermo tegno
al primo fa' qualch'opera gentile
in un capitol bel trattar d'amore
della nimica tua; poi, per ritegno
di quel secondo, un più propinqu'e vile
trovar gli fa', col tuo propio favore.