XIII

By Niccolò Cieco

Di nove cose si lamenta il mondo.

A dimostrar per figura e per segno

portar per esse gravissimo pondo,

l'opposito di questo il faria degno

d'ogni felicità, mentre che dura,

d'ogni malizia nudo e d'ogni sdegno;

però che contro a ogni dirittura

le nove cose che 'l guastan son queste,

torcendo dal diritto ogni misura.

E come appaion chiare e manifeste

per l'altrui senno le colpe e gli errori,

per fuggir cose laide e disoneste!

Prima si è la forza de' signori,

sotto la qual, con le voglie operando,

cassano ogni mercé fuor de' lor cori;

così, secondo voglia comandando,

non secondo giustizia, alle fïate

e' ubidir conviensi lor comando.

La seconda è crudele iniquitate:

è aspra molto e paurosa a dire,

non tanto ch'a usar tal crudeltate,

perché non segue nell'ira il punire

colui ch'è degno, come peccatore,

di punizion, che nol può contradire;

e 'ntendesi de' popoli il furore.

Va' ti difendi tu dinanzi a questa,

né si riguarda il miglior dal piggiore,

ché, quando ad ira sé la mente desta,

la virtù dorme e la ragion quïeta,

ch'a vestirsi di furia è mala vesta.

La terza è quando la gente indiscreta

sotto di rii pensier, falsi e velati,

fan manifesta la cosa secreta.

Questo s'intende a tutti i confidati,

quando non tengon fede a' confidanti,

dei segretar gl'inganni e de' soldati.

La quarta è quella che ne 'nganna tanti

a esser sotto legge governati,

falsificare in opre ed in sembianti

gli oppinion de' dottor divarïati,

seguendo lor diverse oppinïoni;

se son veduti, non son dichiarati.

La quinta è quella alle conclusioni,

quelle che posson tôrre e dare assai,

non forsi in diffinir delle questioni;

e 'ntendesi la cetra de' notai,

ché dire etcetra è un lor nome dire:

stromenti rii, che non si tempran mai.

È una cetra dire e contradire,

falsificando quel che è detto innanti:

può in una cetera chiudere e aprire.

La sesta è la ria fé de' mercatanti:

dove bastava prima una parola,

uniti alla lor fé fermi e costanti,

ch'oggi non basterebbe d'una scola

libri testimoniali a dar certezza,

dove bastava una parola sola.

Onde bisogna aver maggior chiarezza,

attender con virtù quel ch'uom prometta,

ché la secreta fé poco s'aprezza.

La settima è medicinal recetta

de' medici scïenti, che si fanno

valenti a spese altrui senza vendetta.

E, s'egli scampa, onore e frutto n'hanno;

e se altro è, «El non potea scampare».

Quest'è la scusa, e chi muor s'abbi 'l danno.

E fansi riverire e onorare

e ben pagar della persona morta,

dicendo: «È fatto quel che si può fare».

L'ottava è quella che sì mal si porta,

de' chierici chiamata coscïenzia,

tal che la reverenza è mezza morta.

La nona è, quanto alla mia conoscenzia,

la pessima ignoranza de' villani,

fuor d'ogni discrezione e avvertenzia.

Per questo è giunto il mondo a male mani.