XIV
Fra sospir dolci il cor sovente spira,
con disir vago a 'maginar sì grato,
ché bene imaginato
fa l'alma in ogni parte pazíente.
Veduto quel che 'l vulgo errante tira,
pel suo esser sereno ha s' beato
chi par con cieco stato
nella pastura asperrima e dolente;
né oggi si pon mente
a opre degne e virtìose sute:
al vizio sì, ch'è stimato salute.
Piange Caliopè, madre serena,
che nel fonte Elicon la vista opprima,
perch'ogni sorda lima
l'usa fuor d'ogni vergogna e letizia.
Speranza, fede e carità son pena;
superbia e 'nvidia ed avarizia è 'n cima
della rota, che prima
solea star sotto il braccio di giustizia;
e spenta è la milizia
di Fabrizio e di Scipio e di Catone;
e 'l falso è 'ncoronato di ragione.
E son gl'inganni e tradimenti e torti
tenuti più sapere; e la rapina
si tien cosa divina.
L'occulta offensíon dett'è più ingegno;
chi peggio fa son dett'i più accorti;
micidO, furti, strazi e gran ruina
è quella medicina
che passa di sapere ogn'altro segno;
ed è lo Stige regno
grazíoso imputato e pien d'amore,
e virtù fatta ogni pessimo errore.
Non son contenti e dotti virtìosi,
se non color che han pecunia assai,
perché con pene e guai
si stima chi non ha molto tesoro.
Drappi di seta e be' vestir pomposi,
lontre, lattizi ed ermellini e vai
fanno oggi l'uom d'assai;
non più l'amato mirto o 'l verde alloro,
ma le scíenze loro,
ed ozio, gola, mal parlare e furia:
ed è superchio banco la lussuria.
E tal ne chiama e ghigna e ne favella
che n'è fatto, venendo al paragone;
la sua conclusione
sarebbe di star cheto e non parlare,
ché si beccon ciurmando le cervella.
Fuor d'ogni segno è falsa opinione,
genia sanza ragione,
del ciel contrari e d'ogni sacra stella,
che sperazion s'appella,
per l'opre lor ingiuste; ed è dovere
d'ogni ben far nimici, e di sapere.
— Va', canzonetta, a questa turba cieca,
che Satanasso guida ed ha 'n balìa,
e di' che tuttavia
fermo starò nel proposito mio,
e lor nel lor, che ne gli paghi Iddio.