XIV
Freme ne gli occhi tempestoso, e spira
Amor procelle di superbi orgogli,
E 'l mio pianto è 'l suo mar, le sirti e scogli
Ov' io perisco, i suoi disdegni, e l' ira;
Spinto è 'l mio cor da i venti, onde sospira,
Fra mill' onde di pene, e di cordogli,
E tu mio polo i lumi tuoi gli togli,
E le stelle nascondi, ov' ei si gira,
E sommerso cadrà, se la tua luce,
Che pose Amor de le sue gioie in segno,
Quasi Leandro a lido hor non l' adduce:
Ahi di somma beltà parto non degno,
Che mostri entro al suo pelago produce,
E la Venere sua madre è di sdegno.