XIV

By Camillo Scroffa

Dal primiero incunabulo del mondo

fin a questo presente nostro seculo

non fu mai visto in individuo alcuno

tanto lepor et tanta pulchritudine

quanta al mio venustissimo Camillo

n'ha conceduto Giove optimo maximo.

Ma ohimè, che se in bellezza egli è ter maximo,

in sevitia non trova pari al mondo:

sordo, ingrato et crudele è il bel Camillo,

tal che un dì mi farà migrar del seculo;

praeterea egli è de la sua pulchritudine

tanto superbo ch'ei non stima alcuno.

Non è certo, credo io, nel mondo alcuno

il qual non mi tenesse obligo maximo

s'io decantassi la sua pulchritudine,

facendola perspicua a tutto il mondo;

et pur il canto mio ch'in ogni seculo

celebre lo può far spregia Camillo.

Deh, o mio spetiosissimo Camillo,

se de' miei versi non fai conto alcuno

né viver brami nel venturo seculo,

habbi pietà del mio tormento maximo

per honor tuo, ché, s'io morissi, il mondo

blasphemarebbe la tua pulchritudine,

dicendo: «Con la gran sua pulchritudine

valeat l'atrocissimo Camillo,

c'ha ucciso senza aver rispetto alcuno

il più erudito e il più dotto huom del mondo,

il qual lo prosequia d'un amor maximo

et lo facea perenne in ogni seculo».

Deh, s'in te si conservi intero un seculo

la tua prestante et nobil pulchritudine,

tal che con meraviglia et stupor maximo

si nomini per tutto il bel Camillo,

da poi che non vuoi darmi premio alcuno

cacciami prestamente fuor del mondo,

ché star al mondo e ogn'hor chiamar Camillo

ch'alcun non stima per sua pulchritudine

è il maximo dolor di questo seculo.