XIV

By Giambattista Vico

Né corone né ostro o gemme ed auro

giamai mi ponno, o mio Brancon gentile,

rimenar il mio già caduto aprile,

ne qual serpe di nuovo al sol m'innauro.

Hammi in Pindo aduggiato il verde lauro

invida nebbia, a rio tòsco simile;

da la tremante man cade lo stile

e de' pensier si è chiuso il mio tesauro.

Ove manca natura, inferma è l'arte,

perché l'ingegno è 'l gran padre felice

di bell'opre ammirande, eccelse e chiare.

A te, cui Febo ispira e nuove e rare

forme di laudi, d'allogar ben lice

la gran coppia da tutt'altre in disparte.