XIV
Non mi posso contentare
oramai in questo mondo,
po' che Morte ebb'a disfare
el mio signor giocondo.
Tristo me i sventurato
quanto poco fui contento!
Non m'addava dell'agguato
ch'era messo a tradimento;
niun quant'io era contento.
Solo Iddio più conoscea
e gran beffa mi facea
di ciascuno a tondo a tondo.
Sempre in solazzi e in gioco
nostro tempo spendavamo,
e già mai assai né poco
in pensier non eravamo.
In balli e canti stavamo
sempre e in grande festa.
Così nostra vita onesta,
sempre stava ognun giocondo.
Quando più stava contento
e con amore a sollazzare,
uscì fuori a tradimento
falsa Morte disleale.
Sì percosse quel cotale
che da me fece partita.
Gì nella vita fiorita;
me lasciò tristo nel mondo.
Pregato ho questa invidiosa,
che sì tosto ci divise,
che mi sia sì graziosa
metta lo mio pianto in rise;
con quell'arco lui trafise
fera me, ché l'adimando;
d'esta vita mi dia bando,
che men vada al mio signor giocondo.
Vanne, canzona mia,
el sesto ciel tu passerai;
truova la mia compagnia;
per mia parte li dirai:
«Andrea, come tu sai,
per te sta Giovanni in pene
e cerca venire a tene,
m'a suo dispetto il tien Morte nel mondo».