XIV

By Giovanni Pegolotti

Non mi posso contentare

oramai in questo mondo,

po' che Morte ebb'a disfare

el mio signor giocondo.

Tristo me i sventurato

quanto poco fui contento!

Non m'addava dell'agguato

ch'era messo a tradimento;

niun quant'io era contento.

Solo Iddio più conoscea

e gran beffa mi facea

di ciascuno a tondo a tondo.

Sempre in solazzi e in gioco

nostro tempo spendavamo,

e già mai assai né poco

in pensier non eravamo.

In balli e canti stavamo

sempre e in grande festa.

Così nostra vita onesta,

sempre stava ognun giocondo.

Quando più stava contento

e con amore a sollazzare,

uscì fuori a tradimento

falsa Morte disleale.

Sì percosse quel cotale

che da me fece partita.

Gì nella vita fiorita;

me lasciò tristo nel mondo.

Pregato ho questa invidiosa,

che sì tosto ci divise,

che mi sia sì graziosa

metta lo mio pianto in rise;

con quell'arco lui trafise

fera me, ché l'adimando;

d'esta vita mi dia bando,

che men vada al mio signor giocondo.

Vanne, canzona mia,

el sesto ciel tu passerai;

truova la mia compagnia;

per mia parte li dirai:

«Andrea, come tu sai,

per te sta Giovanni in pene

e cerca venire a tene,

m'a suo dispetto il tien Morte nel mondo».