XIV
I' vo' mutare la mia fantasia,
per racontarti quel che ha d'entrata
dentro in Vinegia questa Signoria
da cciascun dazio e da suo brigata
de' suo uficiali, come tu udirai,
a farti d'ognun d'essi gran derrata.
Al dazio del vin ti comincerai:
comunemente della stimeria
più che ottantamiglia metterai
ducati d'oro, e poi per altra via
nel dazio dell'entrata d'ogni parte
da mare e terra colla terneria.
Questi han d'entrata, com'è scritto in carte,
circa a centovintimilia ducati
e lla meseteria anc'ha suo parte,
che per saperlo dire, stu ben guati,
tu troverrai che son settantamiglia,
o più, di be' ducati anoverati.
Ed è ll'uscita da ogni famiglia
anno per anno quel che udirai,
secondo che per molti si bisbiglia:
più che cinquantamilia sempremai
ducati d'oro sì rende al Comune,
non mettendo l'inganni che non sai.
Della giustizia nuova sono alcune
taverne e osterie, che dànno entrata
a meterla in un pregio amendune:
questi son ventimilia a gran derrata,
quando la terra è in sanità,
sicché e' ci sia tutta la brigata.
Acciò si compia questa quantità,
mi convien dir della giustizia vecchia,
ma questo rende poca qualità.
Ma per dir d'altri mia man s'aparecchia,
però che quest'uficio poco vale,
ch'altro ch'a legne tal dazio si specchia:
èvi l'uficio de' Signor' del sale,
che rende al Comun, quand'ha l'uscita:
più che settantamilia questo vale
ducati d'oro, a dir sì minüita
quando la Lombardia qui s'ha a fornire,
ch'a questo dazio si dà molta aita.
Delli Strasordinari i' ti vo' dire
quello che quest'uficio può gittare
con due e tre per cento, a non fallire.
Di quest'uficio i' ti vo' contare,
ché son vinticinquemilia ducati,
o in quel torno, a non voler fallare,
di be' danari tutti anoverati
che ha lla Signoria di quest'ufizio,
secondo el dire di chi gli ha contati.
A dir d'un altro dazio suo asercizio,
el quale è nel fondàco de' Todeschi
che dà alla Signoria gran benificio,
udir la quantità non vo' t'increschi,
ché son più di ventimilia ducati
di be' danari tutti quanti freschi.
Molti altri dazi ch'i' non t'ho contati,
come son drapi a oro e pescheria
e simil' dazi ch'i' non t'ho nomati:
l'argento e lla farina e frutteria
e della foglia e la tocca dell'oro,
ché a dir tutto saria ricadia.
Ma fa' tuo conto che tutti costoro
che qui di sopra i' t'ho nominati
co·gli altri ch'i non dico el pregio loro,
se tu fa' conto, son tanti ducati
che sono secentocinquantamiglia,
che ha la Signoria di questa entrati
dentro in Vinegia da tutta famiglia,
che traffica qui dentro in ogni modo,
oltra a l'ingani, ch'ognun s'asottiglia
per ogni verso di fare alcun frodo
di non pagare tutto quanto el dazio
di lor mercatantìe, c'han messo in sodo
che chi l'avessi potreb'esser sazio
e contentarsi di cotanto avere
quanto sarebe questo a farne strazio.
A me conviene altri modi tenere,
s'i non vo' che nïun si maravigli,
e d'altre cose ti vo' far sapere:
come sono ordinati e lor consigli
e a che modo fan tutt'uficiali
dentro in la terra ch'ognun s'asotigli.
Tutte domeniche e dì principali
e' si raguna tutto el Gran Consiglio,
che son più che secento questi tali.
A dir suo autorità i' do di piglio:
quest'hano autorità fare ogni ufizio,
dentro e di fuori, sanza alcun bisbiglio;
e anche han più un altro benefizio,
che creano el Consiglio de' Pregati,
che son circa a sesanta a l'asercizio.
E oltre a questi ,ancor vo' che tu guati:
costor fanno el Consiglio de' Quaranta
e della giunta, ché sono ordinati
con e Pregati, acciò che sia tanta
quand'e' bisogna far terminazioni
di grand'afare dove non si canta.
Questi son uomin di riputazioni
e di gran' sentimenti e buon' efetti
con intelletto e buon' operazioni.
Dentro a questo consiglio ancor vi metti
molt'altri ufici di più condizioni,
e qua' ti vo' contare in questi detti:
quelli che del Comun tien le ragioni,
e qual' son tre ad oservar le parti,
e que' dove si pagan le fazioni;
e que' del sale ancor colle lor carti,
e que' delle ragioni vecchie e nuove,
e lle ragion' novissime e lor arti;
e Signor' del formento co·lor pruove,
e que' de' dieci ufici, a non fallare,
e que' delle ca' giunte no·va altrove;
e Savi Grandi non vi vuol mancare
e i Signor' che son sopra la guerra,
ché anche questi vi conviene andare;
e Dieci c'hanno guardia della terra,
chi contrafacessi alla Signoria,
perch'e' puniscon ciaschedun che erra.
E hanno questi Dieci tal balìa
che cciò che fanno par che sia ben fatto;
e sia chi vuole o di che stato e' sia,
costor lo fan punire al primo tratto
sanza che sia fatto alcun processo,
perc'hanno libertà a far di fatto.
Sonvi e Savi delli Ordini qui appresso
e de' Quaranta il consiglio tutto,
gli avogatori e cattaver' con esso.
La Signoria vi sarà condutto,
meser lo doge e tutta la banca,
che son se' consiglieri a far tal frutto;
ma spesse volte avien ched e' vi manca
una gran parte di quest'uficiali,
ché all'andarvi molti se ne stanca.
Ma el più delle volte questi tali
vi si raguna, e duo terzi d'essi,
quando vi son faccende principali;
quand'è cosa che 'mporti e' vanno stessi,
ch'a le lor case va un comandatore,
perché lla Signoria manda per essi.
Questo consiglio, quando egli è magiore,
si son di numer circa di duegento;
e ben ottanta, quando egli è minore.
Questo consiglio ha tal reggimento
che ogni cosa ch'acade alla terra
viene oservato el suo consentimento,
salvo ch'a fare impresa di far guerra,
convien che sia d'acordo e duo terzi
di quel consiglio, se 'l mio dir non erra,
perch'a tal' fatti non bisogna scherzi,
perché ll'è cose di troppa importanza:
sì che convien che lor menti si ferzi
a considerar quant'è la possanza
di chi co·llor volessi far contesa
contr'al dovere per la sua aroganza.
È da veder quanto la cosa pesa
e s'egli è da seguir tal intenzione
o altri modi da fuggir la spesa.
Questo consiglio è di tanta afezione
che ogni cosa che fa di bisogno
convien che segua suo terminazione.
Se i' dic'altro, puo' ben dir ch'i' sogno,
ché 'n tal consiglio sta la lor salveza;
e a dir questo già no·mi vergogno.
E ha questo consiglio tal largheza,
com'i' ti dico, del numer perfetto:
de centcinquanta è la loro fermeza.
Ogni altra cosa mettano in efetto
di quel ch'acade d'ogni altra faccenda,
secondo puo' veder com'i' t'ho detto,
salvo alla guerra no·vuol che s'intenda,
se ben non si mastìca tale impresa,
ché molto importa lor cotal merenda.
E per dirti altro ho mia voglia accesa
nel modo che si crea el doge loro,
quando lo elegon sanza far contesa.
El primo modo che tengon costoro
fanno sonare a General Consiglio,
ch'ogni uom gentile vada in concestoro.
Come son tutti dentro, a tal bisbiglio
elegon tutti da trenta anni in suso
e a tutti quelli e' dànno di piglio;
e gli altri di men tempo vanno giuso
e sono schiusi di cotale affare,
ché a tal cosa niun di questi è uso.
Tutti que' che rimangon fan sentare
in sulle banche ordinatamente,
che son dodici d'esse, a non fallare.
E po' fra tutte quante queste gente
s'alegge cinque savi tra costoro,
ch'abino a proveder discretamente
la comession che abia el doge loro,
che sarà fatto per tempo a venire:
e questo vien lor dato per lavoro.
Com'hanno fatto questo, a non fallire,
vengon di sùbito a questo consiglio,
e quel c'han fatto hanno a referire.
Tutti per iscritture e' dàn di piglio,
s'a questo si volessi contradire,
sì si ballotta sanz'altro periglio.
È rade volte o mmai, a non mentire,
che quel c'han fatto questi cinque savi
non abia effetto e non vi s'ha disdire.
Cotal' comessïon' sotto le chiavi
si vien serrate insino al compimento:
della lezion del doge niun si gravi.
Finito questo, a llor proponimento,
sì si ritorna per far l'elezioni,
secondo ch'è tra loro ordinamento.
Su queste banche con discrezïoni
vanno a sedere per ogni pancata
secondo loro età e condizioni.
Po' ch'a sedere è tutta la brigata,
pur digradando secondo l'età,
in ogni parte tutta s'è asettata,
che a vederli è una degnità,
tant'umilment'è tal cittadinanza;
di più casat'è la lor qualità.
Sanza mostrar nessuno altra baldanza,
stanno a udire quel che hanno a fare,
per po' seguire secondo l'usanza;
e po' viene oltre, sanza dimorare,
un putto vergin con un gran capèllo
con più ballotte dentro, a non fallare.
Tante quanto è il numero di quello
consiglio v'è tante ballotte bianche,
mettendo trenta dorate con ello.
E poï si dà ordine alle banche
per isquittino a chi tocca la sorte
d'esser la prima e la seconda e anche
la terza e quarta, secondo che porte
di grado in grado sino al compimento
di quel consiglio, ch'ognun si conforte.
E così vanno con ordinamento:
a uno a uno el putto mette mano
intro 'l capèllo con suo sentimento.
E per lo primo che vien prossimano
e' piglia una ballotta per colui
e ma' no·mette la suo mano invano,
e trala fuori e dice per cui:
e se ll'è bianca, questo tal va fuora
di quel consiglio, e non vi sta piùi;
se ll'è dorata, questo tale ancora
si vien chiamato e va in un'altra sala,
e tutti e suo consorti non dimora
ched e' non trovin tosto quella scala
per andar fuori di questo consiglio
che lla lezion di quelli dà di pala.
Così a questo modo dàn di piglio
insin c'han fatto el numero di trenta
e levansi davanti tal bisbiglio.
E acciò che tu creda ch'i' non menta,
tutto l'avanzo van per li lor fatti,
sicché nessuno tra color si entra;
e questi trenta hanno questi patti:
che 'nfra di loro ne deban far nove,
ch'a fare altra lezione e' si sian atti;
e questi nove, non con legge nuove,
per sette di loro in concordanza
ne fan quaranta buoni a queste prove.
Questi quaranta, secondo l'usanza,
si elegon di lor dodici d'essi
e gli altri vanno fuor, sanza fallanza.
Di questi dodici fra di loro stessi
ne riman nove a fare altre lezione:
di venticinque costor si son messi;
e questi venticinque hanno intenzione
che infra di loro ne rimanga nove,
che abin buon volere e afezione;
e questi nove fanno queste pruove
di far tra loro e più soficïenti:
quarantacinque a far lezion' nuove;
e que' quarantacinque son contenti,
secondo el consüeto e loro usanza:
undici resta di lor più valenti.
Gli altri sen vanno sanza dimoranza,
e di quest'undici è loro intenzione
di farne quarantun, sanza fallanza:
di questi tali eletti a tal fazione
no·ne può esser che un per casato,
né sia parente d'altra condizione.
Se tu credi altro, tu se' forte errato,
ma credi quel ch'i' dico qui ancora:
che cotal modo s'è sempre oservato.
Come son fatti, questi non dimora,
ché son serrati tutti in luogo oculto
e di tal luogo mai non escon fuora;
e non si parla co·llor poco o multo,
né si può dare alcuna scrittura,
né son veduti da nessun nel vulto,
ma stan serrati co·molta stretura
insin che hanno fatto la lezione
d'un doge, che dello Stato abia cura.
Or ti vo' dire con che condizione
costor si fanno cotal regimento
e come sta la lor terminazione:
giuran costoro, per lor sagramento,
in sul Vangelo e 'n sul corpo di Cristo
di fare un doge di gran sentimento
che sia di fama e di virtù provisto.