XIV

By Pietro Jacopo De Jennaro

Le labia, che cantar sovente in versi

come ch'Amor gli porse or pace or guerra,

infin che m'ebe a la sua potestate,

se la mia fantasia qui non si serra,

diran di quello onde la bocca apersi

più volte per sfogar mia voluntate,

per non tener in me tanto celate

le nove imprese, che mia vista scorge,

sperando con mersede esser corretto,

come con fede el mio bascio intelletto

dal pigro e vil tacer s'innalza e sorge,

onde la penna porge

l'effetto sul de la veduta gloria

e della ben dotata alta vittoria.

Dico che, giunto fatigato un giorno

dall'ozioso mio vivere lasso

in un bel prato di fioretti involto,

e quivi per intrar con lento passo

me recondussi in mezzo al campo adorno,

di letizia e gioir tutto disciolto,

e messo a riguardar quant'era volto

el suo legiadro et amplo circuìto,

vidi ch'egli era tripartito e grande,

colmo de varie genti in tutte bande,

de varie pompe e di superbo invito.

E d'uno in altro sito

voci s'udian gridar: ché non si affretta

quel che del mundo il bel dominio aspetta?

Discerner non potei sì ratto quale

fusse collui, ch'a correger gl'inganni

e le tante malizie si bramava;

ma pure el mio concetto inanzi agli anni

alor mi fe' con bon giudicio eguale

e cossì in quella parte m'indrizzava

che manifesta più me·ssi mostrava.

Alla qual vidi molta gente armata

sotto di varii duci e varii campi,

dicendo a·lloro: or chi fia che ne scampi,

se noi contra de noi prendemo spata?

Ai, Italia disfacciata,

giardin di fiori, ov'è che ascosto dorme

el serpe che te morde ognor tra l'orme?

In quella parte pur mirando fermo,

tra la calca e la turba, ad un gran colle

cognobi a fiamme pinto un bel standardo,

levato in alto quanto che 'l ciel volle;

né contro a quel voler valrebe schermo.

E quando da man destra torsi il guardo,

vidi una gente andar con passo tardo,

seguendo l'orme d'una gran signora,

or derelitta vedovella stanca;

in sua presenzia, e lì con voce franca

condutta, incominciò: già 'l tempo fora,

poi che venuta è l'ora,

vederti a questi primi divi paro,

che 'l mundo a lor bel grato dominaro

Ecco Cesare mio, el grande Augusto,

Tiberio, e 'l bon Tito, et Adriano,

che ciascun vien con glorioso passo.

Ecco Teodosio e quel giusto Traiano,

che oltre al Rubro mar se fe' robusto,

e tanti ch'al presente il nome lasso.

Ond'io te giuro che d'egual compasso

misurato sarai nel sagro coro,

se giudicio del ciel qui fia repente.

Non sia dunque el disir pensato absente

dal bel seguire, il cui sovente imploro,

ché un'altra età dell'oro

per te vedrassi al mondo, anzi più bella,

se seguirai tua fortunata stella.

Europa per disdegno di tiranni

per fato, fortuna e per giudicio

a te, giusto rettor, non può mancare;

né Driopi né Sermati el tuo supplicio,

né Persia né Surìa, col tempo e gli anni

fugir podranno el tuo gran dominare;

per l'India, per Damasco, e donde appare

dal zodiaco il sol, per ogni segno,

convien si senta e corra el tuo vexillo,

per cui farassi più retto e tranquillo

mundo adverso, d'ingiustizia pregno,

sempre al tuo disegno

el ciel te seguirà con tal vittoria,

ch'eternalmente fia di te memoria.

Io, quando udii nomar tante province,

mi vuolsi alle dui parti riguardando,

colmo di ferma gioia e de letizia,

come colui che va lieto cercando

al suo disir dar fine, or quinde or quince,

né può del vero effetto aver notizia:

così rivuolto alla regal milizia

per udir quel che brama ognor mia voglia,

e che Dio forsi in terra vuol ch'io vegia,

vidi la excilsa e valerosa gregia

disparir tutta, e me lasciar con doglia

tal che, qual esser suoglia,

solo mi truovo ritornato all'ozio,

veder sperando el singular negozio.

Canzone, el mio signor, comprendo, fia

collui che 'l mondo ognor comenda, e chiede

che spiegar debia le sue sagre vele;

dunque, da questi monti alpestri in via

ratto sarai e innanzi a sua mersede

condutta, con parlar non già crudele,

diraili: un tuo fidele

se ricomanda a te, novello Marte,

invitto re, famoso in ogni parte.