XIX. - Compianto in morte di bella donna
L'aspra fortuna ria
mi fa gir lamentando,
da poi ch'ella diè bando - all'alma mia.
Oh, misero meschino,
che aspra doglia sento nel mie core!
Sospiro a capo chino
e vo cercando il mio caro signore,
e con grieve dolore
la sua partita piango;
alla fonte rimango - ov'ella gia.
Risguardomi d'intorno
con amari sospiri e con gran doglia,
e poi sanza soggiorno
la morte priego di vita mi scioglia.
Oh, quanti ne dispoglia
contr'alla voglia loro!
e per più mio martoro - mi fugge via.
Ella vola sanz'ale,
questa morte crudele acerba e dura,
iniqua micidiale:
non ha riguardo e va sanza paura.
Di sì degna figura
n'è troppo gran peccato
che 'l suo viver mancato - al mondo sia.
Non mi posso dar pace
ch'una cosa leggiadra e tanto degna,
rigogliosa e aldace
sì brievemente in un punto men vegna.
Ell'era pur la 'nsegna
di tutte le bellezze.
Le suo piacevolezze - ogn' uòn disia.
Gita se n' è volando
suo vergin alma nel celeste coro,
d'allegrezza cantando,
fuggito il mondo rio pien di martoro.
Che filice tesoro
è quel ch'ella possiede!
E contenta si vede - e sempre fia!
Or sia nella buon'ora.
Duolmi questa crudele aspra partita.
La fonte piange e plora,
ché di sì bel principio ell'è 'mbastita.
Oh, quanto era mie gita
dalla fonte all'ulivo!
Hammi del piacer privo - la morte ria.