XIX
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina.
Miserere di me, sana me infermo,
ché, se misericordia or non difende,
tua severa giustizia in giù ruina
l'alma mia ignuda e priva d'ogni schermo.
Ben riconosco me vil, brutto vermo.
Quanto ho cercato in su volar sanz'ali
per soprastare il tutto!
Tal ch'io non so come in giù tanto cali
ch'io sia del fallo appena equal redutto
per tormento, martìr, duol, pianto e lutto,
per contrizione o penter ch'io mi faccia,
se dalla grazia tua non viene il frutto,
sanza la qual mai fia chi satisfaccia.
Per che, Signor, ti piaccia
armarmi d'umiltà contra superba,
meco spigata, meco nata in erba.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina,
ché 'l mio delitto e la mia ingiustizia
non t'è nascosta, che mi' alma rende
livida, brutta, bieca, e più la 'nclina
a rallegrarsi dell'altrui tristizia
e conturbarsi d'ogni altrui letizia
e di qualunque sale o è salito,
in palese o in occulto
a nuocer sempre, acceso all'apetito
di risse e divisioni e mal tumulto.
Ahi, vizio iniquo, c'hai barbato e sculto
tanto dentro da lei li velen tuoi
ch'ogni amor v'è del prossimo sepulto!
Per che, Signor, ch'amor sol vuoi da noi,
deh, piacciati, ché puoi,
fondarmi in carità contro alla invidia,
che 'l corruppe e giù 'l mondo infastidia.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina.
Putre e corrutte son mie cicatrici
dalla faccia dell'ira, che dipende
dalla tua indignazion, che fa meschina
l'alma, se con pietà lei non respici.
O bramosi pensier, sempre infelici,
involuti ne' ben del mondo rei,
sperando in lor quïete
e quelli assumer degli altrui omei,
nessuna coscïenza vi repete!
Non si può spegner l'insaziabil sete
ch'oltra tutto togli, trai e tieni;
ma quanto s'ha di lor vie più sapete.
Adunque, o largitor di veri beni,
per grazia mi sovieni
di santa largità contra avarizia,
c'ha maggior fame quant'è in più divizia.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina.
In mie peccati e iniquità concetto,
monda 'l peccato reo, che l'alma accende
sanza mesura, regola o dottrina
e sanza freno, riguardo o rispetto
al mal, che sì impedisce l'intelletto
che non può cerner vero in alcun modo.
Ma, s'ascolto o rispondo,
tutto imperfetto dico e così odo.
Sommergerei per poca ingiuria il mondo;
sempre conturbo ogni loco giocondo
e sempre ho il viso del color del core:
vivo superbo, ontoso e furibondo.
Per che te priego, o sommo Redentore,
ch'io sia col tuo valore
benigno e mansüeto contro a l'ira,
ch'altri, possendo, e sé rode e martira.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina,
ché i miei dì declinati son com'ombra.
Secco qual fieno, e brutta forma prende
l'alma di vilpistrello, e già vicina
al passo che da' membri la disgombra;
e pur di tristi e rei pensier s'ingombra,
ne' quai s'involve e si ristringe e fascia.
Mai nullo bene spera;
languida e malinconica s'accascia
con Tesifone, Aleto e con Megera.
D'ogni ben si sconfida e 'l mal s'avera;
dolente vive, pigra e negligente.
Per che, quantunque già sia presso a sera,
piacciati farmi, o Padre onnipotente,
sollicito e fervente,
con virtù pugnator contra l'accidia,
ch'aghiada ogni alma nelle qual s'anida.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina.
O Redentor del popol d'Israele,
vedi a quanta viltà l'alma conscende,
che s'è fatta de' cibi una cocina
per contentar del senso ogni suo velle,
essercitando il gusto a tutte quelle
ingorde ghiottonie che 'mpinzan l'epa,
di vini e di vivande
fatto un sacco ripien, tanto che criepa.
E, oltr'al secondar le sue domande,
sprezza il ber l'acque, il mangiar quelle ghiande
degli antichi, pe' quai si dice e crede
che vizio in lor non fu, piccol o grande.
Per che, Signor ond'ogni ben procede,
per tua grazia e mercede
fammi astinente e sobrio contro a gola,
ch'occupa il corpo e i ben dell'alma imbola.
Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina
e non entrar col tuo servo in giudicio,
ché mai giustificato uom si comprende
nel tuo cospetto, o maiestà divina,
non ch'io, sanza virtù, pien d'ogni vizio,
fatto recetto, albergo e tristo ospicio
d'ogni lascivia e crudel voluptate.
Fornicazio e libido
m'han converso in natura e qualitate
porcina, al seguir Venere e Cupido;
per ch'a misericordia e piatà grido
piangendo, o Signor mio, ch'al dar sentenza
di me sien teco, perch'ancor m'affido
che mi concederai per tua clemenza
verace continenza
di santa castità contro a lussuria,
ond'esce il mal con che più l'uom t'ingiuria.
— Deus, in adiutorium meum intende.
Domine, ad adiuvandum me festina.
E tu ora per me, del ciel Regina.