XIX
Donne, no’ siam pellicciai
de’ migliori che fussin mai.
Pell’ abbiam di piú ragioni,
molti be’ gatti di Spagna
e salvatichi gattoni
e cervieri da gente magna;
per chi è buona compagna
abbiam molte belle code,
ch’a toccarle ognuna gode:
e spacciànne pure assai.
Abbiam martore e faine
e lattizi e quattromari
e bassette molte fine,
molti dossi begli e chiari
che non son da gente avari;
molti be’ codirioni,
pance abbiam di piú ragioni,
zibellin, culate e vai.
No’ abbiam begli agnellotti
e cordeschi e pelle schiave,
fianchi e gole di golpotti
che son calde e non son grave,
indisie molte suave,
ermellin, lepre e conigli:
chi ne vuol, donne, ne pigli,
e ’l governo intenderai.
Donne, fate che non manchi
che la pelle si sciorini,
sopratutto pance e fianchi:
non per mano di fattorini;
vuolsi tôr maestri fini;
che le sien ben trassinate,
ch’a tenerle rintuffate
puzzan poi come carnai.
E così siate avvisate,
donne belle, quand’e’ piove,
che le pance stien serrate,
così vecchie come nuove;
se n’è viste molte pruove:
megli’ è far con que’ culati
che son sempre vantaggiati
più che pelle di vaiai.