XL
Ben tempo è, Pigna, homai, che la tua Musa
dal pigro sonno svegli e che la cetra
deposta ond'era di cantar sempr'usa,
con quel più grave stil, ch'ella t'impetra
ti ponghi al labbro la sonora tromba,
che render può di cera un cor di pietra.
Non vedi, che veloce la colomba
portando è gita la bramata carta,
onde il bel fatto già scorre e rimbomba,
talché non pur Corinto, Ambracia e Sparta
che fur vicine il san, ma l'alta voce
per tutto il mondo è divulgata e sparta,
fin dove il Gange, e il Tago, e l'Albi han foce
per tutto ovunque il Lusitano ardito?
E d'Austria il grande heroe fermar la Croce,
fuor de l'Ionio mar, Nettuno uscito
fra le Nereide adorna, e fra i Tritoni
di superbi trophei d'intorno il lito.
D'unirsi i nostri heroi fur le cagioni
potenti, havendo il temerario Thrace
scorse varie e diverse regioni.
E tremendo col ferro e con la face,
spinto da gran furor con rabbia misto
rotta l'antica e rinovata pace,
fatto havea già d'un nobil regno acquisto
minaccioso di gir coi duci suoi
fin dove alberga il successor di Christo.
Ma i gloriosi e sempre invitti heroi
d'Hesperia, ciò compreso, uniti andaro,
d'ardente zelo armati, a i regni Eoi,
e l'orgoglio barbarico abbassaro
in guisa tal col supra human valore,
che ben può gir ciascun d'ogni altro al paro,
anzi e di forza e d'animoso core,
scorto da nuova stella alta e divina,
di qual si voglia antico appar maggiore.
D'Attio non più, non più di Salamina
sì chiaro il grido fia, né palma alcuna
sia barbara, o sia greca, o sia latina.
Tu dunque, o dotto Pigna, insieme aduna,
coi fatti alteri de gli heroi moderni,
quel tuo sì chiaro stil, ch'ogni altro imbruna,
che in tal maniera e questo, e quegli eterni
saran, senza temer del tempo inganni,
né Furie uscite da gli oscuri Averni.
Cantar primier potrai quel gran Giovanni,
che d'Austria splendor nuovo accresce al nome
spiegando al Ciel di vera gloria i vanni.
Cinto questo vedrem (poi c'havrà dome
le forze del rio Turco in Oriente)
di regal mitra l'honorate chiome.
E sotto il Pio Pastor felicemente
ridurrà l'Istro, e ridurrà l'Eufrate,
l'Arasse e il Nilo e il Tigre obediente.
Le costui lodi a pien prima narrate,
l'alto Colonna canterai secondo,
d'Ausonia honor verace a questa etate.
Di quel gran seme di virtù fecondo
sostien di Roma eterna la memoria,
che giù di Lethe non ruini al fondo.
Poi duo Sforza, un Farnese, un Feltrio, un Doria,
che d'ira colmi e di gran sdegno e giusto,
sen giro accesi d'alto ardor di gloria.
Poi tanti Orsini heroi, poi quel robusto
Vitellio, Ascanio e d'Adria il maggior Duce,
che il nome serba con ragion d'Augusto,
né quei lasciar, che a la superna luce
salir, cadendo nel mortal conflitto,
ch'ogni un nuovo astro in ciel chiaro riluce.
Che tu canti non io, parmi ben dritto,
tu cinto il capo d'honorata fronde,
io da pungenti cure ogni hor traffitto.
Tu del Tebro superbo in mezo l'onde
ten' vai sicuro, et io de l'humil Arno
timido a pena vò lungo le sponde,
però sarebbe ogni mio sforzo indarno.