XL

By Guittone d'Arezzo

Padre dei padri miei e mio messere,

fra Loderigo, doglia e gioi m'adduce

grave tanta sor voi tribulazione:

doglia in compassione

di frate e padre e signor meo savere

che nocimento ha tanto e nullo noce;

ché grave è molto mal, mal meritando,

ma fort'è molto più, mertando bene.

Quando retto om sostene

mal, che merta, onranza è, ma non magna;

e merta onta chi lagna

prender che ha mertato;

ma onor grande onrato

è mal ben sostenere, ben operando

e via molto bene render de male,

amor d'odio corale.

Bene render de ben che pregio aggrata?

In ciò quasi om mercata.

Vertù è coronata

e pregio caro ha ben, mal repugnando.

E ciò, car messer padre, in gioi mi scende,

ché tale voi del tutto essere penso,

poi propio è di saggio omo valente;

ché produceli in mente

onni danno, ch'è for e in poder prende,

e gioi porgeli in core e doglia in senso;

che delizie carnale e temporale

se sa nemiche, unde nemico è loro,

perché dol di ben loro,

del male allegra e lo desia e trova:

e tale propia è prova

de crestian cavaleri.

Grande forte misteri

a prova manifesta omo che vale,

ché forte e grande om ben ben vi fina,

e vi gaude, v'affina;

ma quale è, como eo, debile e poco,

quasi n'è cera a foco:

non prende om pro suo loco,

vil, credendol tener, ruina male.

Messer padre, del cor meo la cervice

devotamente ai piei vostri s'enchina.

Ove grazia è devina

chi non rendere dea grazi'e amore?

Mercé, car meo Signore:

datemi in vostro core

alcuno loco ov'albergh'eo, se lice.

Messer mercé, padre, in pietate:

vostra paternitate

bene in me sempre operate,

se la divina meglio operi in voi.