XLI

By Benvenuto Cellini

Se 'l magno Iddio immortal mi concedessi

di illustrar tanto il mio debile ingegno,

di sol pensare a quello io fusse degno,

qual sempre in mio refugio afflitto elessi.

E i mie' pensier più degni a quel rimessi,

or con pianto or con gauldio sempre vegno,

né sprimer posso col mie spirto indegno

un fra più infiniti angeli suoi messi.

L'alma che sol gli vede e poi si tace,

e pien di speme aflitto il corpo lascia,

dicendo:–Presso è 'l dì della tua pace.

Di terra fusti e dentro in terra accascia;

l'alma al ciel sal che dalla immortal face

s'accese, e torna a quel, da te si sfascia–.