XLI

By Guido Cavalcanti

I' vegno 'l giorno a te 'nfinite volte

e tròvoti pensar troppo vilmente:

molto mi dòl della gentil tua mente

e d'assai tue vertù che ti son tolte.

Solevanti spiacer persone molte;

tuttor fuggivi l'annoiosa gente;

di me parlavi sì coralemente,

che tutte le tue rime avìe ricolte.

Or non ardisco, per la vil tua vita,

far mostramento che tu' dir mi piaccia,

né 'n guisa vegno a te, che tu mi veggi.

Se 'l presente sonetto spesso leggi,

lo spirito noioso che ti caccia

si partirà da l'anima invilita.