XLI
Quanto è dura e grieve pena
questa rigida catena!
Oimè! questo Cupido
ci distrugge nel suo foco:
e’ ci fa sudar nel sido,
non troviàn pace in gnun loco,
né speranza pur un poco
d’allentar l’aspra catena.
Infelice quel che nasce
nelle forze del tiranno
che de’ nostri còr si pasce
e ristoraci d’affanno!
O, felici que’ che vanno
liberi da tal catena!
Ogni libertà si perde,
chi si lega in forza altrui:
del continuo rinverde
l’aspra fiamma di costui,
merzé mai non regna in lui,
sempre strigne la catena.
Donne, deh! siate pietose,
ché per voi legati siàno;
al pregar siate graziose,
gioventù non spiri in vano;
còr gentil fu sempre umano,
sendo cinto in tal catena.
Per pietà, di noi v’incresca:
non ci sia persona avara
d’insegnarci spegner l’esca
che par dolce ed è amara;
libertà ch’è tanto cara
non consiste in tal catena.
Né consiglio né risposta
non ci è dato alla presenza:
dipartiànci a nostra posta,
sopportando in pazienza
questa cruda penitenza:
morte rompe ogni catena.