XLII – Cini

By Giacomo Leopardi

Di bugie da diverse bocche uscite,

Donne, compost'oggi è la schiera nostra:

Ché, preso corpo e forma, insieme unite

Ci siam, per farvi una leggiadra mostra.

E per narrarvi apertamente il vero,

Qual il nostro esser sia;

(Ma chi fia mai che creda a la bugia?)

Queste ch'al lor pomposo abito altero

Sembrano avere impero

Sopra noi altre, son quelle che fuori

Mandar soglion sovente

Tra l'idiota gente,

A vari effetti, i principi e signori:

E quand'essi han più de gli altri potere,

Son elle ancor qui più ricche a vedere.

Noi, quantunque d'origine men chiara,

State pur siam prodotte

Da begli ingegni, e da persone dotte,

Benché private. E se fortuna avara

Non ci ha fatto sì cara

Veste, e sì ricca d'ostro e gemme ed oro,

Non per questo il valore

Nostro è punto minore,

Né d'arte o di saver cediamo a loro.

In carro andiam, s'esse a cavallo; e spesso

Scorriam non men di lor lungi e da presso.

Di quanto giace qui sotto la luna,

Se si riguarda bene,

Poche cose ci son che non sien piene

Di noi: ch'a raccontarle ad una ad una,

Saria cosa importuna.

Mirate a l'arti: i medici, i mercanti,

I poeti, i pittori,

E fino gli scrittori

Dell'istorie, si adornan tutti quanti

De l'opra nostra. E s'ella ognun diletta,

Convien pur che noi siam cosa perfetta.

Ma chi farne di voi può più verace

Fede, donne amorose?

Quante volte a che scandoli, a che cose,

N'ha posta una bugia ben detta, pace!

Amor, che giova e piace

Al mondo tanto, fu colui ch'a' suoi

Servi, se ben s'estima,

Mostrò 'l nostr'uso in prima

(Bench'altri ad altro n'adoprassi poi),

E ci diede per care e fide ancelle

De' lieti amanti e de le donne belle.

Quest'altre poi che qui d'intorno stanno,

Quasi nostre serventi,

Siccome son men ricche d'ornamenti,

Così di minor pregio i lor padri hanno;

E perch'a piedi vanno,

Di lor poc'oltre si distende il grido;

Anz'il più de le volte

Soglion restar sepolte

Fra 'l volgo ignaro, ov'ebber prima il nido;

E perché son con poca cura nate,

Di lor altre son gobbe, altre sciancate.

Or qual lingua sì pronta, o quale stile,

Fia mai, ch'a parte a parte

Di tutte voglia dir l'industria e l'arte,

E non resti anzi al fin derisa e vile?

Qual anima gentile

Oggi si trova, o fu mai, che facesse

In pace o in guerra cosa

Celebre e gloriosa,

Che del nostro valor non si valesse?

Taccia la turba pur; ché ben s'inganna

Qualunque il nome di bugia condanna.