XLII – Cini
Di bugie da diverse bocche uscite,
Donne, compost'oggi è la schiera nostra:
Ché, preso corpo e forma, insieme unite
Ci siam, per farvi una leggiadra mostra.
E per narrarvi apertamente il vero,
Qual il nostro esser sia;
(Ma chi fia mai che creda a la bugia?)
Queste ch'al lor pomposo abito altero
Sembrano avere impero
Sopra noi altre, son quelle che fuori
Mandar soglion sovente
Tra l'idiota gente,
A vari effetti, i principi e signori:
E quand'essi han più de gli altri potere,
Son elle ancor qui più ricche a vedere.
Noi, quantunque d'origine men chiara,
State pur siam prodotte
Da begli ingegni, e da persone dotte,
Benché private. E se fortuna avara
Non ci ha fatto sì cara
Veste, e sì ricca d'ostro e gemme ed oro,
Non per questo il valore
Nostro è punto minore,
Né d'arte o di saver cediamo a loro.
In carro andiam, s'esse a cavallo; e spesso
Scorriam non men di lor lungi e da presso.
Di quanto giace qui sotto la luna,
Se si riguarda bene,
Poche cose ci son che non sien piene
Di noi: ch'a raccontarle ad una ad una,
Saria cosa importuna.
Mirate a l'arti: i medici, i mercanti,
I poeti, i pittori,
E fino gli scrittori
Dell'istorie, si adornan tutti quanti
De l'opra nostra. E s'ella ognun diletta,
Convien pur che noi siam cosa perfetta.
Ma chi farne di voi può più verace
Fede, donne amorose?
Quante volte a che scandoli, a che cose,
N'ha posta una bugia ben detta, pace!
Amor, che giova e piace
Al mondo tanto, fu colui ch'a' suoi
Servi, se ben s'estima,
Mostrò 'l nostr'uso in prima
(Bench'altri ad altro n'adoprassi poi),
E ci diede per care e fide ancelle
De' lieti amanti e de le donne belle.
Quest'altre poi che qui d'intorno stanno,
Quasi nostre serventi,
Siccome son men ricche d'ornamenti,
Così di minor pregio i lor padri hanno;
E perch'a piedi vanno,
Di lor poc'oltre si distende il grido;
Anz'il più de le volte
Soglion restar sepolte
Fra 'l volgo ignaro, ov'ebber prima il nido;
E perché son con poca cura nate,
Di lor altre son gobbe, altre sciancate.
Or qual lingua sì pronta, o quale stile,
Fia mai, ch'a parte a parte
Di tutte voglia dir l'industria e l'arte,
E non resti anzi al fin derisa e vile?
Qual anima gentile
Oggi si trova, o fu mai, che facesse
In pace o in guerra cosa
Celebre e gloriosa,
Che del nostro valor non si valesse?
Taccia la turba pur; ché ben s'inganna
Qualunque il nome di bugia condanna.