XLII

By Berardino Rota

Suol addolcir d’amante ogni alto amaro

talhor d’occhio pietoso un giro, un segno;

a me di bella donna un dolce sdegno

rende il tosco del cor soave e caro.

Veracemente allhor veggio ed imparo

quanta è la gioia del celeste regno,

né col mio tristo oscuro stato io degno

cangiar anchor qual è più lieto e chiaro.

Qual dolcezza è la mia, quando i begli occhi

mi copre bianca invidiosa mano

in tutt’altro a me cruda, in questo amica.

Da quella neve fuor par ch’Amor fiocchi

eterno oblio de’ miei gran mali, e dica:

«Che fia vederla in atto humile e piano?»