XLII

By Giovanni Boccaccio

Se Zefiro omai non disacerba

il cor aspro e feroce di costei,

più mai non spero, per cridar omei,

trovar riposo a la mia pena acerba.

Ma, sì com'el rinnova i fiori e l'erba

e piante state morte mesi sei,

così porria far dolc'e verde lei,

pietosa in vista, in fatti men superba.

Questa speranza sola ancor mi resta,

per la qual vivo, ingagliardisco e tremo

dubbiando che la morte non me invole.

Ond'io, prima che venga al punto estremo,

fortuna prego non me sia molesta

cotanto ai piacer mei quanto la suole.