XLII

By Rosello Roselli

Fiere selvagge e inabitati boschi,

crudel fortuna, aspro e rio destino,

spirito pellegrino

che volesti nel cielo equarti a Dio,

anime desperate, e tu divino

Cerbaro crudo, lochi negri e foschi,

e voi, serpenti toschi,

movetivi oggi mai al mio disio!

A star sempre con doglia son solo io,

né piatà trovar posso al mio tormento;

per bene amar ognor più piango e strido.

Io ho provato amor, per cui mi guido

in questo viver mio con tanto istento;

e con giusto lamento

nol potei mai pigare a darmi aiuto;

sempre più fiero è suto

al mio languir. Però ricorro a voi,

ché m'ascoltiate e provediate poi.

Questo crudel signor di cui mi doglio

mi fu tanto benigno in primo aspetto,

per farmi a lui suggetto,

ch'io fui contento a seguitar sua impresa.

Mostrommi nel servirlo ogni diletto,

donandomi speranza e grande orgoglio

di non rompere a scoglio,

né sentir mai per lui alcuna offesa.

Ohimè quanto mi duol, quanto mi pesa

lo 'nganno, onde io ne vivo in tal dolore

che non spero mai più tranquilla vita!

Quando era nell'età mia più fiorita

senza pensiero alcun, fuor d'ogni errore,

mastrando farmi onore,

in sun un carro trïunfal mi tolse

ed al collo m'avolse

una catena tutta de fino oro,

la qual mi fu cagion ch'io piango e moro.

Perdei in quell'ara la mia libertade,

più cara assai che alcuna altra cosa,

e, senza aver mai posa,

una donna crudel volse io servisse.

Credendo che di me fusse piatosa,

essendo ornata di molta beltade

con perfetta onestade,

feci sempre per lei quanto mi disse.

Per certo amante al mondo mai non visse

con tanta fé suggetto a sua madonna

quanto io a costei che la mia morte brama.

Ella m'ha visto amare e mai non ama,

né vuol ch'io pur di sé vegghi la gonna;

sempre soperba donna

non cura el mio languir né 'l mio gran pianto:

hammi condutto a tanto

che son peggio che morto e a stento vivo

e d'ogni ben per lei mi trovo privo.

Son visso in tanta doglia già sette anni,

sperando sempre alla mia pura fede

poter trovar merzede

e non dover per bene amar finire.

Che premio è suto el mio ognun sel vede,

ché son tanto rivolto negli affanni,

con tradimenti e inganni,

che cerco morte e non posso morire.

Se questo s'acquistasse per servire,

metteria paciente el collo sotto,

disposto a sostenere ogni aspro giogo;

ma non mi par ragion, però mi sfogo,

facendo ben, portare el capo rotto

ed esser sì condotto

che non possa acquistare altro che affanno.

Sia maledetto l'anno

el mese, el giorno e l'ora ch'io fui preso,

ché più non posso sostener tal peso!

E sì vi priega voi, furie infernale,

se potenza veruna al manda avete,

che rompiate la rete

di questo traditor cieco bugiardo.

A tanta crudeltà, deh, provedete!

E tu, giusto Pluton, non esser tardo;

togligli el fiero dardo,

rompegli l'arco e fallo andar senza ale

e vogli privar me di tanto male;

sciogli l'aspra catena che me tiene

suggetto a chi del mio pianger se gode!

Poi che le mie ragioni el ciel non ode,

a chi sta ne l'inferno e' se conviene

giudicar le mie pene

e quanto in farmi mal se passa el varco.

Io son sì forte carco

d'ogni tormento senza alcun peccato

che doveria da voi esser aitato.

Se pure el mio destin questo volesse,

ch'io dovesse servir fino alla morte,

siatemi almanco scorte

a far piatosa questa donna fera!

Voi sapete le vie deritte e torte,

voi cognoscete quanto io far dovesse

sì che acquistar potesse

grazia con essa, che vuol pur ch'io pèra.

Commovete del ciel ciascuna spera,

el foco, aiere, acqua e ancor la terra,

dimostrate che voi reggete el tutto;

e fate che costei, che m'ha distrutto,

umile e mansueta senza guerra

dentro al suo cor mi serra,

sì che cognoschi che è ben tempo omai

trarmi di tanti guai

e, come degno del suo amor, gli piaccia

ricevermi per servo infra le braccia!

Se ora è tardi a valer provedere

alla mia libertà, come adimando,

e debbio stare in bando

di non aver mai pace con costei,

acciò ch'io più non vivi lagrimando

e ponghi fine a cotanti omei,

finite i giorni mei,

se mai debbio da voi soccorso avere.

Fatemi l'ombre stigie omai vedere,

datimi morte, ch'io son ben disposto

a volerla pigliar con lieta fronte.

Meglio è morir che sofferir tante onte

e non avere al tribular mai sosto.

Deh, movetivi tosto,

spezzate questa vita e l'alma afflitta,

che è consomata e vitta,

menatela nel foco, se vi piace,

ché starvi dentro me serìa più pace!

— Or è tanto ho aspettato, o canzonetta,

che doveria trovar qualche conforto

e non andar ognor di male in peggio.

Tu vedi ben che con ragione io cheggio

o libertà o grazia o esser morto,

e sai che 'l cielo a torto

non ha voluto mai rimedio darmi,

sì che si vòli aitarmi

e far che 'l mio gran pianto non sia etterno,

commover ti convien tutto l'inferno.