XLII
Facelle son d' immortal luce ardenti
gli occhi che volgi in così vaghi giri,
e fiamma è l' aura che tu movi e spiri
a formar dolci angelici concenti,
e foco son le lacrime dolenti
che talor versi, e foco i tuoi sospiri;
e quanti tu co 'l dolce sguardo miri,
e quanti rendi al dolce suono intenti.
Io sol fra' vivi raggi e fra le note
onde avampa ciascun nulla mi scaldo,
né trova onde nudrirsi in me l' ardore;
né già sono io gelido marmo e saldo,
Ma consumato in altro incendio il core,
or che cenere è tutto, arder non puote.