XLIII

By Gaspara Stampa

Dura è la stella mia, maggior durezza

è quella del mio conte: egli mi fugge,

i' seguo lui; altri per me si strugge,

i' non posso mirar altra bellezza.

Odio chi m'ama, ed amo chi mi sprezza;

verso chi m'è umìle il mio cor rugge,

e son umìl con chi mia speme adugge;

a così stranio cibo ho l'alma avezza.

Egli ognor dà cagione a novo sdegno,

essi mi cercan dar conforto e pace:

i' lasso questi, ed a quell'un m'attegno.

Così ne la tua scola, Amor, si face

sempre il contrario di quel ch'egli è degno:

l'umìl si sprezza, e l'empio si compiace.