XLIII

By Giovanni Della Casa

Vivo mio scoglio e selce alpestra e dura,

le cui chiare faville il cor m'hanno arso;

freddo marmo d'amor, di pietà scarso,

vago quanto più pò formar natura;

aspra Colonna, il cui bel sasso indura

l'onda del pianto da questi occhi sparso:

ove repente ora è fuggito e sparso

tuo lume altero? e chi me 'l toglie e fura?

O verdi poggi, o selve ombrose e folte,

le vaghe luci de' begli occhi rei,

che 'l duol soave fanno e 'l pianger lieto,

a voi concesse, lasso, a me son tolte;

e puro fele or pasce i pensier miei,

e 'l cor doglioso in nulla parte ho queto.