XLIII

By Guittone d'Arezzo

Sovente vegio saggio,

per lo qual meve pare,

che pare – nulla cosa ad onor sia.

Però l'ho ben per saggio

chi sovr'ogn'altra cosa

lo cosa – sì in sé, ch'ello lì sia.

E di tutto mio senno

sì dimostro ed asenno

a chi volel audire

per ragion del meo dire:

perché sormonta onor tutt'altro bene;

e qual è quella via

ch'a onore omo envia;

e con si vol tenere

e saver mantenere

l'onore, poi che acquistato è tal bene.

Onore è quello frutto

che de valore avene;

avene – e adorna lo core e la vita.

E già non ave frutto

cosa, ove non ha parte:

disparte, – a tutto reo sta e fa vita.

Ov'è ben suo soggiorno,

e di notte e di giorno

tanta gioia v'apare,

non poria venir pare

d'alcuno loco; e cosa altra no regna,

sì ben compi ed affini

tutti piaceri fini.

Altro l'om non apporta

quando morte il traporta;

donque val meglio ch'emperi o che regna.

La via ch'a ciò l'om mena

è prodezza ed ardire,

e dire – e far, ch'ai boni amico sia;

far di sé bella mena

con vita adorna e gente;

e 'n gente – tutta usar ben cortesia;

vivere sempre ad atti

che la gente gli adatti;

bene amico ad amici

de' stare; e a nemici

bene nemico d'opera e de viso;

e sia leale e largo

del suo poder a largo;

e se alquanto isforza

l'om de valer sua forza

in tutte cose, ben è, sì com'eo viso.

Tener volese como

la detta dolze via,

ch'envia – l'omo a loco sì piacente?

Di tal guisa, ch'omo

che sia valente e prode,

sì prode, – como dea, si' a la gente.

Donqua si vol, ch'affatto

(e ciò è tutto fatto)

misura guidi e tegna

ed a' freni si tegna

e vaglia tanto quanto valer dia;

ché da poi sì pare

a la gente, si pare

che lo valore avegna

unde venir s'avegna,

per che ciascuno in suo tenor se dia.

Or mi convene fare

del mantenere saggio,

se saggio – son, per ben finar mio conto.

Ma di sì grande affare

a ver bon porto adire,

a dire – me converrebbe esser ben conto;

ciò che neiente soe.

Parlo siccome soe;

però non mi riprenda

alcun omo, ma prenda

e veggia avante più ch'eo non gli asenno.

Chi vol mantener pregio

guardi ben che dispregio

d'alcuna mala parte

en lui non tegna parte:

ciò è a far co la vertù del senno.

Al Novel Conte Guido,

canzone mea, te guido

perché 'n sua via ben regna,

e ben de tutti regna:

serebbe degno di portar corona.

Però non disisperi

lo suo valor, ma speri,

che tant'alto è, se Dio

mi doni onore, ch'io

lo pens'anche segnor di qui a Corona.

E poi da lui te parte,

ed in ciascuna parte

briga per tutti regni.

Ove tu credi regni

omo d'onor, mostralite gente,

e me' promette prode.

Tutto eo non sia prode,

amo sovr'onni cosa

quel che prod'omo cosa

e vòi per cortesia siagli piacente.

Creda ciascun, ched io

parlo d'onor con Dio,

for cui onor ni prode

non fu già, ni om prode.

Da lui è sol quant'om dir po bon sia.

Però servendo, amando,

facemo a lui dimando

di quanto a noi pertene,

ché core prod'ei tene

in dare a catun più ch'el non desia.