XLIII

By Pietro Bembo

Lasso me, ch´ad un tempo e taccio e grido

e temo e spero e mi rallegro e doglio,

me stesso ad un Signor dono e ritoglio,

de´ miei danni egualmente piango e rido.

Volo senz´ale e la mia scorta guido,

non ho venti contrarî e rompo in scoglio,

nemico d´umiltà non amo orgoglio,

né d´altrui né di me molto mi fido.

Cerco fermar il sole, arder la neve,

e bramo libertate e corro al giogo,

di fuor mi copro e son dentro percosso.

Caggio, quand´i´ non ho chi mi rileve;

quando non giova, le mie doglie sfogo,

e per più non poter fo quant´io posso.