XLIII

By Pietro Jacopo De Jennaro

Dopo che chiaro ho già compreso il fondo

del ben che speme mi porgea l'intrata,

trovo sì come egli era tormentata

la vita sotto un fel dolce e giocondo.

Lasso, che rimimbrando mi confondo

come l'età mia bella è transformata,

o fede, o mia speranza ogi scemata,

per cui rimango solo al cieco mondo.

Anima, dunque scrivi nel futuro

e nota quel che lagrimando parlo:

misero chi in altrui pone speranza.

E fugi, io te rincordo, di tastarlo,

se vuoi ch'io speri di varcar siguro

la vita ch'al morir sì poco avanza.