XLIV

By Giovambattista Marino

Né tu talvolta, il tetto inculto e scabro

entrando ad illustrar d'umil capanna,

schiverai forse enfiar con dolce labro

la mia villana e boschereccia canna.

Quivi d'Amor, che de' miei danni è fabro,

conterò i torti e com'ognor m'affanna,

finché 'l girar de' begli occhi soavi

soavemente un lieve sonno aggravi.