XLIV

By Giusto de' Conti

L'alta beltà, che me dipinse Amore

In mezo il cuor con sì pungente stile,

Sì come per natura ella è gentile,

Così piatoso avesse il duro core.

Di tanta alteza et del mio gran dolore

Io farei fede in più leggiadro stile,

Perché mia vita ad opra più sottile

Insieme ordita avrei col gran valore.

Ma bench'io parli ognior d'ira et d'affanno,

Stato non è quanto che il mio felice,

Né in ciel ch'io creda già, né qui, né altrove.

Che l'eccellentie che abagliato m'hanno,

Essendo in terra lei sola Fenice,

Ippolito arder ponno non che Giove.