XLIV
Questo gufo ha uccellato
chi l’aveva dileggiato.
Ci è di piú ragioni uccegli
dilettevoli a vedègli;
quando al gufo vanno quegli,
tutti l’hanno dispregiato.
Questo gufo non s’addira
chi lo morde e chi lo tira;
chi d’intorno si gli aggira,
resta poi tutto impaniato.
Quando il gufo un poco ondeggia,
quel uccel che piú il dileggia
resta poi la cuccoveggia
quando il gufo s’è posato.
E’ convien che, se gli paia,
se gli ha buona frasconaia,
sempre morde e non abbaia:
così resta vendicato.
Alle volte per piacere
fa le viste di cadere
per poter chiaro vedere
da chi è piú nimicato.
Fe’ l’altrieri un piccol volo,
e d’uccegli un grande stuolo
ragunòe, e con gran duolo
n’ha piú d’uno preso e legato.
Quando il gufo vuole il vitto,
si fa sodo e sta ben ritto:
po’ si cala giù al gitto
dove crede aver predato.
Dove ’l gufo il capo mette,
egli allarga le vie strette:
vaghe donne e giovinette,
dat’al gufo un po’ di lato.