XLIX
Donne di vaghi sembianti,
ascoltate gli studianti.
Donne, no’ siàn suti offesi,
nel passato carnesciale,
da questi vostri pratesi
che son vaghi di dir male;
ma e’ son tutti cicale
che non vaglion duo bisanti.
Se i pratesi sono sciocchi,
son le donne saporite;
e com’Argo hanno cent’occhi,
più che Danidonia ardite;
se no’ siàn d’amor ferite,
nostri còr non son diamanti.
O fontane di prudenza,
d’onestà, virtù e ’ngegno,
con la vostra sapienza,
date a noi qualche disegno,
qualche modo onesto e degno
che die fama a tutti quanti.
Deh, abbiate provvidenza,
alla vostra gioventute,
nel seguir, con gran prudenza,
Vener: siccome sapute
n’è già di molte sute
che ’l piacer s’è vòlto in pianti.
Non si può celar i dardi
dell’amor, tant’è possente:
ma chi è savia, si guardi,
non risponda ad ogni gente:
non par cosa convenente
tener preti per amanti.
E’ son gente iscellerata,
sanza cura dell’onore:
se si truovano in brigata,
vantonsi del vostr’amore;
fedeltà non hanno in core,
qua giù ’n terra o ’n cielo a’ santi.