XLV

By Giovanni Boccaccio

«O iniquo uomo, o servo disleale,

di che ti duol? di che vai lagrimando?

di che Amor e me vai biasimando

quasi cagion del tuo noioso male?

Qual arco apers'io mai, o quale strale

ti saettai? quai prieghi, o dove, o quando

ti fur fatti per me, che, me amando,

mi dessi il cor, di cui sì or ti cale?

Pregastu me, e sconiurasti Amore

ch'io t'avessi per mio: qual dunque inganno,

qual crudeltà t'è fatta? del mio onore

mi cal più troppo che del tuo affanno».

Così Fiammetta par talor nel core

mi dica; ond'io mi doglio e hommi il danno.