XLV

By Lorenzo de' Medici

Condotto Amor m'avea fino allo stremo

di mia speranza, e tempo oramai n'era;

presso era quel che assai si brama e spera,

ond'io tanto sospiro e tanto gemo.

Quando una voce udi', che ancor ne tremo,

rigida, aspra, crudele, iniqua e fera:

“Folle è tua speme e la tua voglia altera

a ricercar quel che solo è supremo.

Bastiti rimirar mia vaghi lumi

ed udir l'armonia delle parole

e contemplar l'alte virtù divine.

Quel che di me più oltre aver presumi

vano è il pensiero, e se il tuo cor più vuole,

dolgasi non di me, ma del suo fine.”