XLV

By Luigi Da Porto

Se al partir del mio Sol quest'occhi e 'l core

Eran, quanto era il lor bisogno, accorti,

Leggean ne' raggi suoi turbati e smorti:

Or nasce il pianto, e la tua gioia more.

In quella uscendo il cor di vita fore,

Poteano i miei martir' farsi più corti,

E gli occhi di lor vista ciechi e morti,

Per non veder mai più minor splendore.

Dolce lume, onde Amor sua forza prende,

Ch'altri di gioia, e me fai pien d'affanni,

Dunque non ti debb'io riveder mai?

Pianga meco Vinegia e 'l mar che rende

Umida lei; e goda de' tuoi rai

Roma, ch'or si fa ricca de' miei danni.