XLVI
Per fuggire, né per dormire,
mai non s'acquista onore;
ma 'l valore, che porta el core,
fa l'omo aggrandire.
Egli è molto da pregiare
chi ha perduto e lassa andare
ogni suo sospiro e pianto;
anzi pensa, sol, da canto,
se 'l ben ch'ha perduto, alquanto
mai potesse racquistare;
ché 'l no stare dietro a pensare
al ben che ha proveduto
ha cresciuto l'om saputo
e fatto altrui languire.
Troppo è grave al cor doglienza
a chi ha fatto dipartenza
dal gran ben e vene al male.
Del morir poco li cale!
Però dê' drizzar so' scale
per tornare a sua potenza.
Conoscenza non è senza
ardimento e franchezza,
e affrezza ogni allegrezza
e conforta el morire.
Zascun omo ch'è prudente,
se Fortuna li consente
so bel stato mantenere,
dê' tutt'or ben provedere
sì ch'a tutto so podere
guardi non esser perdente.
Accidente a l'om valente
rade volte offende.
E', s'intende, se defende
non giugnere a pentire.
Avven che Fortuna tole
al ben proveduto e vole
zò ch'ella li avea donato.
De zò non dê' fir biasmato,
ché non fu per suo peccato;
e però poco sen dole:
benché se sole più fole
dire del bon che cade;
ma pur rade volte accade
la rasone perire.
Rason è che 'l valoroso
sempre stia franco e gioioso
contro a ria fortuna, e forte.
Se pur giugne a mala sorte,
poco dê' temer la morte,
ma tener suo dolo ascoso.
Grazïoso e vigoroso
spesso vince Fortuna.
El degiuna, né per luna
tarda mai se pò ferire.