XLVI

By Berardino Rota

E’ son sì stretti, onde mi leghi, i lacci,

nobil giardin d’Italia, alpestre hor bosco,

Napoli mia, che nodo io non conosco

maggior del tuo che più forte m’allacci:

poiché col peso de’ suoi cari impacci,

lasciando il mio bel sol torbido e fosco,

a te ne torno, e so ch’assentio e tosco

aggiungi a l’alma, e novo duol procacci.

Non mi spaventa, ond’ardi a torto, il foco;

ché quel che in un consuma e pasce il core,

secura tien d’ogni altro ardor la vita.

Ben di Marte mi duol, ch’a mutar loco

mi risospinge; e pur conobbe Amore,

né gli è di mente anchor la rete uscita.