XLVI

By Giovanni Boccaccio

Quante fiate indrieto mi rimiro

e veggio l'ore e i giorni e i mesi e gli anni

ch'io ho perduto seguendo gl'inganni

della folle speranza e del desiro,

veggio il pericol corso e il martiro

sofferto invan in gli amorosi affanni,

né trovar credo chi di ciò mi sganni,

tanto ne piango e contro a me m'adiro.

E maledico il dì che prima vidi

gli occhi spietati, che Amor guidaro

pe' miei nel cor, che lasso e vinto giace.

O crudel morte, perché non m'uccidi?

Tu sola puoi il mio dolor amaro

finire e pormi forse in lieta pace.