XLVI

By Lorenzo de' Medici

Non vide cose mai tanto eccellente

quel che fu rapto infino al terzo cielo,

e non udì già sì suave melo

Argo, che mal per lui tal suon si sente;

e la fenice, s'è il suo fin presente,

tanti odor' non aduna al mortal telo;

non fu sì dolce il cibo e 'l nostro velo,

che mal per noi gustò il primo parente.

Né mai tanta dolcezza ad alcun dette

Amor, se contentare apien lo volse,

quanta è la mia, né vuol che ad altro pensi.

Io benedico l'arco e le saette

e la cagion che libertà mi tolse,

da poi che così ben mi ricompensi.