XLVI

By Ludovico Leporeo

O tu, che cieco indovinar ti vanti

Le sorti de' mortai qua giù nascenti,

E di mille una accerti, e l'altre menti,

Insano timpanier de' coribanti,

Parli di stelle fisse e d'astri erranti

Come di cose chiare a te presenti,

E con indegni e fievoli argomenti

L'aure accattando vai degl'ignoranti.

De la tua frenesia son sogni finti,

Aeree larve, imaginari monti,

Gieroglifici egizzi in ciel dipinti.

Venere, il padre, e 'l genero congionti

Trarti non ponno già dai laberinti

Del chiostro ove hai le travi e i marmi conti.