XLVI

By Luigi Da Porto

Che debb'io fare, Amore,

S'una voglia infinita

Tormenta la mia vita,

Ch'avendo il suo desio, più ognor desia?

Dammi aiuto, Signore,

Tu che vedi il mio lutto,

E in me pôi fare il tutto.

Trammi, deh trammi, Amor, trammi di doglia!

Cangia questa mia voglia,

Tal che almen per cibarsi

Ella possa sfamarsi:

Che se deve esser tal la vita mia,

Per dar fine al desire

Vorrei più tosto ber Lethe o morire.

Amor, tu la mia donna

Conosci, e vedi come

Bascio gli occhi e le chiome,

E quasi sempre pendo dal bel collo,

Al mio viver colonna:

E di lei, Signor mio,

Più mi cresce il desio.

Trammi, deh trammi, Amor, trammi d'affanni!

Ristora i miei gran' danni,

Pasci questa mia fame,

Tal che sazio mi chiame:

Che se giamai non debbo esser satollo,

Per dar fine al desire

Vorrei più tosto ber Lethe o morire.

Amor, chiudi quest'occhi,

Chiudi l'orecchie mie,

che fanno al cor le vie,

Tal ch'io non l'oda, o più la veggia mai:

Perché al cor non trabocchi

Del canto la dolcezza,

O l'alta sua bellezza.

Trammi, deh trammi, Amor, trammi di vita!

Dammi con morte aita,

O tu fa' men bramosa

La mia voglia amorosa:

Che se sazia non deve esser giamai,

Per dar fine al desire

Vorrei più tosto ber Lethe o morire.

Amor, se la focosa

Voglia, che dolorosa

Rende la vita mia, minor non fai,

Per dar fine al desire

Vorrei più tosto ber Lethe e morire.