XLVI

By Pietro Jacopo De Jennaro

Stando di dolor carco e di disdegno

ad un bel pogio, in sul levar del sole,

soletto un giorno, timoroso e mesto

come colui che per fatica suole

abandonar del mondo ogni disegno,

avendo el viver suo quasi a molesto,

che senza più sperar di quello o questo

pose le membra sue sopra la terra,

così vinto dal sonno e dagli affanni

e dall'aspra mia cruda e mortal guerra,

che sotto a mille inganni

par che se aduopre, né s'arresta mai,

tratto d'ogni pinsier m'adormentai.

Né fui sì ratto dal sogno assaglito,

ch'io vidi da man destra sopra l'erba

una donna seder tutta pensosa;

questa mi parve in sé tanto soperba,

che in un momento, senz'altro partito,

vidila far or lieta or corucciosa.

E poi, fuor d'ogni causa, disdegnosa

cominciò a lacerarsi el suo bel volto

gridando, che s'udia ben di lontano;

onde al suo folle et irato tomolto

vidi venir pian piano

un'altra donna, che fu altera e bella,

in vesta distracciata e vedovella.

E cominciolli; a che tua voce grida,

che star devresti lieta, alta e gioiosa,

né par che pensi al tuo felice stato?

Loda la temperanzia luminosa

del tuo bon caro alumno che te guida,

el qual par che dal ciel sia germinato

S'io solo avesse un uom tanto dotato,

ogi distracciarei mia negra gonna,

credendo d'aver Cesere vicino

et esser, come fui, detta madonna.

Dunque el tuo cittadino

onora e per lui godi al mondo sola.

Poscia partìose, senz'altra parola.

Apresso un'altra donna in gonna d'oro,

accompagnata d'un leon selvagio,

trasse al suo grido, e con prona eloquenzia

li disse: o ceca, quanta invidia t'agio!

Sallo el mio non valuto gran tesoro

e·ll'oziosa mia degna potenzia

Non vedi che la natural prodenzia

del tuo sagio figliol mi tiene il freno,

tal che mio corso indietro fa redita?

Dogliome assai che 'l tuo stato sereno,

insin ch'arà lui vita,

non se vedrà da vero lamentarse;

dopo, fiera ululando, ancor disparse.

Quivi mirando vidi da traverso

venirne un'altra co una biscia in mano,

in vista bellicosa e sempre audace,

dicendo a·llei: or, se 'l tuo duolo è vano,

Italia sallo e tutto l'universo.

Tu non te accorgi ch'al tuo grembo giace

colui da cui procede nostra pace,

però che 'l suo conseglio e sua fortezza

interrompe ogni acerbo, impio disire;

o felice colui chi teme e prezza

il bon governo e sire;

felice patria ancor dove lui nacque!

Partìose poscia e 'l suo bel dir si tacque.

Un'altra che sembrava in vista bella,

sagace e pronta, in man traendo un giglio,

ancor vi trasse, e con parlar benegno

disse: di certo mai forza o consiglio

fatta m'avrebe star libera e snella

nel mio comune stato ornato e degno,

se no 'l tuo sagio e presago disegno,

anzi del tuo figliuol, qual, pria che 'l sole

tre volte alberghi in casa del gran Marte,

se 'l ciel la sua justizia al mondo cole,

exalteratte in parte

che fia tua gloria eterna; or dunque tace.

Poi n'andò via dove più andar gli piace.

Come di notte navicella in mare,

combattuta d'adversa e rapid'onda,

che giunta al porto posa ogni langore,

così la prima donna assai gioconda

in piè levossi, udito il bei parlare,

che 'i fe' cognoscer suo perverso errore,

e cominciò: riguarda el tuo favore,

o mente sciocca, e 'l tuo stato supremo

e la virtù del mio singular figlio;

né cosa più del mondo unquanco temo,

vivendo el suo consiglio.

Dopo disparse, et io fui desto in modo

che sol de rimembranza ancor ne godo.

Senza temer invidia mostrarai,

canzon, tua facultate e tuo valore,

nulla apregiando el vulgo e sito iudicio;

e prima ch'ad alcun tu doni indicio

delle cinque madonne, n'andarai

a quel giusto signore

Diomedes, degno, per quant'io discerno,

d'esser per fama in mille carte etterno.