XLVI.

By Tullia d'Aragona

Spirto gentil, s'al giusto voler mio

non è cortese il cielo e amico tanto,

ch'io possa con ragion lodarvi quanto

me fate, e io far voi spero e desio;

dolgomi del mio fato acerbo e rio,

che ciò mi niega, rivolgendo in pianto

il mio già lieto e dilettoso canto,

per cui fan gli occhi miei sì largo rio.

Ma se fortuna mai si mostra amica

a le mie voglie, non dubito ancora

poter cantarvi tal qual mio cor brama,

e far sentir per questa piaggia aprìca

quant'è 'l valor, ch'in voi mio core onora,

piacciavi s'or lo riverisce e ama.