XLVI
Chi è dotto in iscienza,
noti questa differenza.
Non è cibo da ’gnorante
quel che tra noi si disputa:
se persona è qui davante,
qual sie perita e saputa,
la suo lingua non stie muta,
se tal causa comprenda;
ma virilmente difenda
la ragion con gran prudenza.
Non sie gnun che pigli parte;
difendete la ragione:
costor qui seguendo Marte
hanno loro opinione
d’aver piú reputazione
che non ha nostra dottrina;
con inganni e con rapina
vivon sanza conscienza.
Son nimici della pace,
tengon sempre il mondo ’n guerra;
e no’ fuor di contumace
traiàn sempre ciascun ch’erra;
e’ non è sopra la terra
dubbi’ alcuno o iscrittura
che no’ non faccian sicura
con intera provvidenza.
Quanti piati, ah, quanti errori
dà perfetta medicina
la scienza de’ dottori
mediante la dottrina;
costor metton in ruina
le persone e molti regni:
e però siàn noi piú degni,
più ornati d’eloquenza.
Vuols’intender l’altra parte,
a voler giudicar retto:
la prudenza è nelle carte
di costor sicondo il detto:
chi gli vuol per buon rispetto,
prima vogliono il ducato,
e se poi si perde ’l piato,
dicon – abbi pazienza –
Non si dà cavalleria
a poltroni o a ’nfingardi;
non acquista signoria
se non uomini gagliardi;
sempre siàn tra lance e dardi,
per onor, che tutto vale:
nelle legge imperiale
si chiarisce tal sentenza.