XLVIa

By Guido Cavalcanti

In un boschetto trova' pasturella

più che la stella - bella, al mi' parere.

Cavelli avea biondetti e ricciutelli,

e gli occhi pien' d'amor, cera rosata;

con sua verghetta pasturav'agnelli;

discalza, di rugiada era bagnata;

cantava come fosse 'namorata:

er'adornata - di tutto piacere.

D'amor la saluta' imantenente

e domandai s'avesse compagnia;

ed ella mi rispose dolzemente

che sola sola per lo bosco gia,

e disse: «Sacci, quando l'augel pia,

allor disìa - 'l me' cor drudo avere».

Po' che mi disse di sua condizione

e per lo bosco augelli audìo cantare

fra me stesso diss'i': «Or è stagione

di questa pasturella gio' pigliare».

Merzé le chiesi sol che di basciare

ed abracciar, - se le fosse 'n volere.

Per man mi prese, d'amorosa voglia,

e disse che donato m'avea 'l core;

menòmmi sott'una freschetta foglia,

là dov'i' vidi fior' d'ogni colore;

e tanto vi sentìo gioia e dolzore,

che 'l die d'amore - mi parea vedere.