XLVII. - L'amore è un amo tenace
Con grieve pena nel mie cor sospiro
pensando in che ritroso mi son messo.
Ma che giova dolermi con me stesso?
Quanto più penso, più cresce il martiro,
e per disciormi nel nodo m'aggiro,
e più mi serro e avviluppo in esso.
Negar non posso, e con pena confesso
che sola te sopr'ogni altra disiro.
I' non credetti mai venir sì bramo
di te, né mi pungessi sì l'ortica
del tu' amor, né sì tenessi l'amo
che 'l mie cor prese con brieve fatica.
O filice signor, merzé ti chiamo.
Non so per quanti modi più tel dica.
Se tu mi se' amica,
dimostral ora al fine de' mie' prieghi:
che tu mi sciolga o più stretto mi leghi.