[XLVII]
O diva luce che in tre persone
e una essenza il ciel governi e 'l mondo
con giusto amore e etterna ragione,
dando legge alle stelle e al ritondo
moto del sole, prencipe di quelle,
sì come discerniamo in questo fondo,
con quello ardor, che più caldo si svelle
del petto mio, insurgo a ringraziarti,
e teco insieme queste donne belle.
La quale acciò che potessi mostrarti
a me, che te quasimente ignorava,
non ti fu grave tanto faticarti
che del bel cielo in questa vita prava
non discendessi, aprendomi l'effetto
che 'l mai di questo mondo ne disgrava,
la caligine obstando allo 'ntelletto,
ch'agli occhi miei del tutto ti togliea,
con l'operar di Mopsa e col suo detto.
A cui Emilia, come si dovea,
seguendo, mi rivolse alla tua santa
faccia, guidando la spada d'Astrea.
E quella appresso per cui su si canta
la loda di Pomena, a' tuoi piaceri
misurò la mia cura tutta quanta,
fortificando me a' tuoi voleri
Acrimonia dop'essa, in guisa tale
che più del mondo non temo i poteri.
Quindi Agapes del tuo foco etternale
m'accese, e ardo sì intimamente
ch'appena credo a me null'altro equale.
E la Fiammetta, più ch'altra piacente,
sì m'ha ad in te sperar l'anima posta
ch'ad altro non ha cura la mia mente.
Simile tutta a me chiara e disposta
s'è la mia Lia con gli effetti suoi,
che di que' nullo da me si discosta.
Adunque, tu che vedi e tutto puoi,
governa in queste sì la mente mia
che al gran dì mi ritrovi tra li tuoi;
e in etterno, come il cor disia,
sia il tuo nome, sì com'egli è degno,
sopra ogni altro exaltato: così sia;
e simile di queste, da cui tegno
tanto di ben quanto nel mio parlare
cantando avanti dimostro e disegno.
Il qual s'avien che io voglia lasciare
a chi dietro verrà, sì che si possa,
sì come io, d'esse innamorare,
così serva i miei versi che percossa
d'invidia quelli giammai non risolva,
o le mie carte, ad odio iniquo mossa;
(e quelle in seta o in drappi rinvolva,
e in molte parti legate e ristrette,
portate via, la man gallica solva)
che elle forse non sian poi elette
a servar ciò che la filata lana
per soldo acquista delle feminette;
o forse cuopran la cura profana
de' providi ministri di natura
alla morbida carne render sana;
o che, coperte di nuova pittura,
ne' pillei cucite dien segnali
della mal fatta tua bella figura.
Che s'avvenir ciò dêe, a coronali
fiamme più tosto le cheggio dannate
ch'a vita laniata e disiguali.
Omai, rimesse en la tua deitate,
mi tacerò; e di costoro ardendo,
dop'esse cercherò le mie contrate,
di rivederti con esse attendendo.